SITI UNESCO
I siti attualmente iscritti all’UNESCO sono due:
- Parco nazionale di Nyungwe: si tratta di un’area protetta, istituita nel 1933 e situata nella parte sud-occidentale del Paese. Il Parco è stato inserito nella lista UNESCO nel 2023. Ha un’estensione di oltre mille chilometri quadrati e costituisce la più grande foresta continua di tutta l’Africa orientale e centrale. Si trova, più precisamente, sulla catena di montagne che delimitano il ramo occidentale della Rift Valley. Quest’area è fiancheggiata da una serie di monti alti fino a 3mila metri che attraversano il Paese da nord a sud. La foresta è caratterizzata dalla presenza della sorgente del fiume Rukarara, la sorgente più lontana del Nilo e dalla presenza del fiume Kalandura. Incredibile la biodiversità della fauna e della flora presenti nel parco: 140 specie di orchidee, 75 specie di mammiferi, oltre 320 specie di uccelli, 120 specie di farfalle. Numerosi sono i primati che ammontano al 25% di tutti quelli presenti nell’intero contiene africano. Il parco è inoltre uno dei siti più importanti in Africa per la conservazione degli uccelli.
- Siti memoriali del Genocidio, Nyamata, Murambi, Bisesero e Gisozi: si tratta di quattro luoghi commemorativi del Genocidio ruandese in cui sono morti più di un milione di persone tra l’aprile e il luglio del 1994. Nyamata, a circa trenta chilometri da Kigali, è il luogo in cui sorge la chiesa in cui si erano radunati molti Tutsi poiché le chiese erano considerate luoghi sicuri. Lì si rifugiarono, quindi, circa 10mila persone che vennero poi uccise a colpi di macete o morirono a causa delle granate lanciate all’interno della chiesa. Molti furono anche i morti residenti nei dintorni. Murambi è l’altro sito, nel sud del Ruanda, di un massacro Tutsi che furono invitati dal vescovo e dal sindaco a rifugiarsi presso una scuola per essere successivamente protetti dalle truppe francesi. Il 16 aprile, circa 65.000 Tutsi si recarono alla scuola, ma non fu fornito loro né cibo né acqua, al fine di indebolirli ulteriormente. Il 21 aprile, l’edificio fu attaccato dai miliziani Hutu dell’Interahamwe, con la complicità delle forze francesi. Circa 20.000 Tutsi furono uccisi sul posto, e quasi tutti coloro che tentarono di fuggire furono uccisi il giorno successivo. Si stima che solo 34 persone siano sopravvissute al massacro di Murambi. Il sito ospita 50.000 tombe e l’edificio scolastico è stato trasformato in un museo del genocidio. All’interno, sono esposti scheletri e corpi mummificati di alcune delle migliaia di persone uccise nella provincia di Gikongoro nel 1994. Questi corpi sono stati trattati con calce per preservarne la conservazione e sono esposti in modo da raccontare le storie delle vittime. Bisesero si trova nella parte occidentale del Paese, tra le colline che dominano il Lago Kivu. E’ un sito commemorativo del Genocidio che fu il luogo della lotta e della più feroce resistenza dei Tutsi contro gli aggressori. Si organizzò, infatti, la resistenza utilizzando pietre, bastoni e altri strumenti rudimentali per difendersi dagli attacchi. La resistenza durò per settimane, ma alla fine i combattenti furono sopraffatti da milizie pesantemente armate e forze governative. Si stima che circa 50.000 persone siano state uccise solo nella zona di Bisesero. Gigozi, nell’area urbana di Kigali è, infine, il luogo che ospita il Kigali Genocide Memorial, il sito principale di commemorazione del genocidio del 1994. Il memoriale, al cui interno ci sono le spoglie di circa 250mila Tutsi, comprende un centro di accoglienza per studenti e chiunque sia interessato a comprendere gli eventi che portarono al genocidio del 1994. È gestito da “Aegis Trust”, un’organizzazione internazionale il cui scopo è quello di prevenire i genocidi, e dal Consiglio comunale di Kigali.
ARTE RUPESTRE
Per quanto riguarda l’arte rupestre in Ruanda non ci sono notizie specifiche accreditate. Si sa però della presenza delle Grotte di Musanze, situate nel nord del Paese, vicino al Parco dei Vulcani, e che devono la loro formazione all’attività vulcanica. Si trovano in una regione risalente a 65 milioni di anni fa, dove le colate vulcaniche hanno contribuito alla formazione della Rift Valley Albertina.
ARCHITETTURA
- L’architettura in Ruanda costituisce un mix tra tradizione e modernità, influenzato sia dalla cultura indigena, sia dagli sviluppi contemporanei post-genocidio:
- La struttura più iconica dello stile tradizionale è il “Rugo”, una capanna tradizionale a forma circolare realizzata con materiali locali come argilla, fango, paglia e legno. La forma circolare con ampio tetto, rappresenta la comunità e la protezione.
- Dopo il Genocidio, il Ruanda ha investito molto nella ricostruzione e nello sviluppo urbano, specialmente nella capitale Kigali. Kigali è infatti una delle città più ordinate e pulite dell’Africa, dove si è puntato anche alla costruzione di abitazioni concepite con modalità di design sostenibile o dove sono stati realizzati edifici in grado di unire estetica moderna e simbolismo culturale, come il “Kigali Convention Centre” con la sua cupola ispirata ai tamburi tradizionali. Inoltre molte ONG e studi di architettura stranieri hanno collaborato con architetti locali per progetti scolastici, sanitari e comunitari.
ARTE TRADIZIONALE
- L’agaseke, un tipo di cesto intrecciato tradizionale ruandese, caratterizzato da una base circolare piatta, più alta che larga, con un coperchio conico inclinato. È tradizionalmente realizzato con fibre naturali autoctone di colore bianco sporco con motivi tinti naturalmente in colori come il viola, il verde, il nero, il giallo e il rosso. Numerosi sono i motivi che possono essere rappresentati sui lati dell’agaseke, ognuno con il proprio significato.
- L’arte tradizionale del Ruanda è profondamente radicata nella cultura indigena e riflette i valori della comunità, della spiritualità e del Paese nel suo complesso. Tra gli oggetti artistici tradizionali:
- L’Agaseke: un tipo di cesto intrecciato tradizionale ruandese, caratterizzato da una base circolare piatta, più alta che larga, con un coperchio conico inclinato. È tradizionalmente realizzato con fibre naturali autoctone di colore bianco con motivi tinti naturalmente in viola, verde, nero, giallo e rosso. Numerosi sono i motivi che possono essere rappresentati sui lati dell’agaseke, ognuno con il proprio significato.
- L’Imigongo: si tratta di un’arte decorativa unica del Ruanda, realizzata soprattutto dalle donne, per dipingere pareti, ceramiche e tele con fango bovino mescolato a pigmenti naturali. Si creano così motivi geometrici, generalmente in bianco, nero e rosso.
- Le ceramiche dei Twa, una popolazioni autoctona minoritaria del Ruanda, nota per la produzione di oggetti in ceramica, come vasi e utensili tradizionali.
CINEMA
La storia del cinema in Ruanda è strettamente legata alla storia drammatica del Paese, in particolare al genocidio del 1994.
Dopo questo terribile evento, il cinema è diventato un mezzo fondamentale per raccontare, elaborare e “guarire”.
- Prima del 1994: il Ruanda aveva una produzione cinematografica molto limitata. Il cinema era principalmente importato e proiettato nei pochi cinema esistenti. Non esisteva una vera e propria industria cinematografica nazionale.
- Dopo il genocidio (dal 1994 in poi): si è sviluppato un cinema memoriale e di testimonianza, sia a livello locale, sia da parte di registi stranieri. Basti pensare a film come “Hotel Rwanda” (2004) di Terry George (USA), che racconta la storia di Paul Rusesabagina, un uomo che salvò centinaia di persone nel suo hotel di Kigali, oppure ad “Accadde in Aprile” (2005) del regista haitiano, Raoul Peck (Haiti/Francia), in cui viene messo l’accento sull’inadeguatezza della risposta internazionale al genocidio ruandese.
- Negli ultimi quindici anni, una generazione di cineasti ruandesi ha utilizzo il cinema e sta continuando a farlo per riflettere su identità, riconciliazione, traumi e vita quotidiana. Eric Kabera, in particolare è stato il Fondatore del “Rwanda Cinema Centre” e pioniere del cinema ruandese; Joël Karekezi, autore di “The Mercy of the Jungle” (2018), film pluripremiato sulla guerra e la redenzione; Kivu Ruhorahoza, regista di “Grey Matter” (2011), sul trauma post-genocidio, acclamato a livello internazionale.
- Nel 2004 in Ruanda è nato anche il “Rwanda Film Festival” (noto anche come Hillywood) con lo scopo di promuovere film locali e internazionali. Il Kwetu Film Institute è invece una scuola e un centro di formazione per cineasti africani.
LETTERATURA
- La letteratura del Ruanda è una tradizione ricca che riflette la storia, la cultura e le trasformazioni sociali del paese. Si sviluppa in tre principali contesti linguistici: kinyarwanda, francese e inglese. In Italia, sono pochi ma significativi i testi tradotti o scritti da autori ruandesi.
- Prima della colonizzazione, la cultura ruandese era principalmente orale, basata su proverbi, canti, poesie, storie.
- La letteratura scritta si sviluppa nel XX secolo, in particolare dopo l’indipendenza del Ruanda (1962). I temi principali includono: la storia che conduce all’indipendenza del Paese, tematiche legate al colonialismo, il Genocidio del 1994, la riconciliazione e la memoria. I principali autori ruandesi tradotti sono: Gilbert Gatore, autore del “Passato davanti a sé”, romanzo sulla memoria e l’identità post-genocidio per il quale ha ricevuto il Prix du roman Ouest-France Etonnants Voyageurs 2008; Scholastique Mukasonga: autrice ruandese emigrata in Francia. Le sue opere, tra cui “La donna dai piedi nudi” e “Nostra Signora del Nilo”, sono tradotte in italiano e trattano del genocidio e della condizione femminile; Yolande Mukagasana, sopravvissuta al genocidio, ha scritto memorie tradotte anche in italiano, come “La morte non mi ha voluta”; Esther Mujawayo, sopravvissuta al genocidio del 1994, nel quale ha perso complessivamente 274 familiari, compresi i genitori, il marito e una sorella e, insieme alla giornalista francese Souâd Belhaddad ha scritto”SurVivantes” e “Le fleur de Stéphanie”, tradotto e pubblicato in Italia nel 2007 dalle Edizioni E/O nella collana “Dal mondo”.
MUSICA
La musica tradizionale ruandese è profondamente radicata nelle cerimonie e nei riti che si svolgono regolarmente nelle comunità del Paese. Si chiama “inikimba” e mette insieme la danza con la musica e la tradizione orale.
Gli strumenti utilizzati sono: l’ingoma, tamburo coperto con pelle di animale; l’ikembe, antichissimo strumento musicale africano formato da lamelle in legno; l’iningiri, strumento a corda; l’infanga, una specie di lira e l’umuduri, un arco musicale costituito da una corda supportata da un portacorda di legno flessibile ad arco.
Negli ultimi decenni, la musica ruandese ha abbracciato generi moderni come l’”Afrobeat”, l’”hip-hop”, il “R&B”, il “gospel” e il “pop”. Artisti come Meddy, The Ben, Knowless Butera, Urban Boyz, King James e Riderman hanno contribuito a portare la musica ruandese sulla scena internazionale. Questi artisti hanno la capacità di mettere insieme aspetti musicali tradizionali con moderne melodie, dando vita a un panorama musicale dinamico e in continua evoluzione.
Testo a cura di Paola Scaccabarozzi