La storia dell’Egitto è una delle più lunghe e articolate del mondo. Dalle prime comunità preistoriche alle grandi dinastie faraoniche, dalla conquista di Alessandro Magno alla dominazione romana, fino all’avvento dell’Islam e alla nascita dello Stato moderno, il Paese ha attraversato millenni di trasformazioni politiche, culturali e religiose.
L’Egitto custodisce un patrimonio archeologico straordinario: piramidi, templi monumentali, tombe reali, necropoli, manoscritti e testimonianze artistiche raccontano lo sviluppo di una civiltà che ha esercitato un’influenza profonda sul Mediterraneo e sul Medio Oriente. La sua posizione geografica, tra Africa e Asia e lungo una delle principali vie di comunicazione marittime del mondo, ne ha fatto per secoli un territorio strategico, conteso da imperi e potenze straniere.
In questa sede è impossibile ripercorrere in modo esaustivo una storia tanto complessa. La seguente cronologia propone quindi una selezione dei principali periodi ed eventi, offrendo al lettore una prima chiave di lettura per comprendere i luoghi, i monumenti e le tradizioni che incontrerà durante il viaggio.
Dalle origini alla civiltà faraonica
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Circa 80 milioni di anni fa: nell’area oggi occupata dal Deserto Bianco, nel Sahara occidentale, si depositano sedimenti marini che testimoniano la presenza di antichi ambienti acquatici. Le spettacolari formazioni rocciose bianche, modellate dall’erosione, hanno assunto forme che ricordano funghi, animali e sculture naturali. La loro origine geologica è molto più antica della civiltà umana.
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Circa 40-35 milioni di anni fa: nell’area del Fayoum, a sud-ovest del Cairo, vivevano antichi cetacei che rappresentano una tappa fondamentale nell’evoluzione delle balene. Oggi la zona di Wadi al-Hitan, la Valle delle Balene, conserva scheletri fossili di straordinaria importanza scientifica ed è riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio mondiale.
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Prima del 10.000 a.C.: gruppi di cacciatori-raccoglitori abitano diverse regioni dell’attuale Egitto. In periodi climatici più umidi, vaste aree oggi desertiche ospitavano laghi, pascoli e una fauna abbondante. Con il progressivo inaridimento del Sahara, molte comunità si spostarono verso la valle del Nilo, dove la presenza permanente dell’acqua offriva condizioni più favorevoli alla sopravvivenza.
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Dal 10.000 al 6.000 a.C. circa: nel Sahara orientale si sviluppano comunità che lasciano testimonianze artistiche attraverso pitture e incisioni rupestri, raffiguranti animali, scene di caccia e attività quotidiane. Queste opere costituiscono una preziosa testimonianza degli ambienti e delle società che precedettero la desertificazione di vaste regioni.
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Dal 7.000 al 4.000 a.C. circa: nella zona di Nabta Playa, nel deserto occidentale, si sviluppano comunità pastorali che sfruttano le risorse stagionali dell’area. Il sito conserva strutture megalitiche e allineamenti di pietre, testimonianza delle conoscenze astronomiche e delle pratiche rituali di queste popolazioni.
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Dal 5.500 al 4.000 a.C. circa: nel Fayoum e in altre zone della valle del Nilo si consolidano comunità agricole e pastorali. La coltivazione dei cereali, l’allevamento e la progressiva sedentarizzazione favoriscono la nascita di insediamenti più stabili.
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Dal 4.000 al 3.100 a.C. circa: si sviluppano diverse culture predinastiche, tra cui quelle di Naqada, nell’Alto Egitto. Crescono gli scambi commerciali, si affermano gerarchie sociali più complesse e si diffondono pratiche artistiche e funerarie che anticipano la civiltà faraonica.
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Circa 3.100 a.C.: il sovrano Narmer, tradizionalmente identificato con Menes, è associato all’unificazione dell’Alto e del Basso Egitto. Ha inizio il periodo dinastico e si consolida il potere dei faraoni. Menfi, nei pressi dell’attuale Cairo, diventa uno dei principali centri politici e amministrativi del Paese.
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Circa 2.686-2.181 a.C. – Antico Regno: è l’epoca della grande affermazione del potere faraonico e della costruzione delle principali piramidi. La piramide a gradoni di Djoser a Saqqara rappresenta una tappa fondamentale nell’architettura monumentale, mentre durante la IV dinastia vengono realizzate le grandi piramidi di Giza, attribuite ai faraoni Cheope, Chefren e Micerino. L’Egitto sviluppa un’amministrazione centralizzata, una raffinata cultura artistica e una complessa concezione religiosa dell’aldilà.
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Circa 2.181-2.055 a.C. – Primo Periodo Intermedio: il potere centrale si indebolisce e il territorio attraversa una fase di frammentazione politica. Le autorità locali acquistano maggiore autonomia e si susseguono conflitti per il controllo del Paese. Il processo di riunificazione si conclude con i sovrani tebani.
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Circa 2.055-1.650 a.C. – Medio Regno: l’Egitto ritrova l’unità politica e conosce una nuova fase di prosperità. I faraoni promuovono opere idrauliche e agricole, sviluppano i commerci e rafforzano i rapporti con la Nubia. Anche la letteratura, l’arte e l’amministrazione raggiungono livelli elevati.
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Circa 1.650-1.550 a.C. – Secondo Periodo Intermedio: il potere faraonico si frammenta nuovamente. Nella parte settentrionale del Paese si affermano gli Hyksos, una dinastia di origine levantina, mentre i sovrani tebani mantengono il controllo di parte dell’Alto Egitto. La successiva espulsione degli Hyksos apre la strada a una nuova fase di espansione.
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Circa 1.550-1.069 a.C. – Nuovo Regno: è uno dei periodi di massimo splendore della civiltà egizia. I faraoni estendono il dominio verso la Nubia e il Levante e accumulano ricchezze attraverso commerci, tributi e campagne militari. Sotto Hatshepsut si sviluppano importanti attività commerciali e monumentali; Akhenaton introduce una profonda riforma religiosa, mentre Tutankhamon è oggi celebre soprattutto per la sua tomba quasi intatta. La Valle dei Re, presso l’antica Tebe, l’attuale Luxor, diventa la principale necropoli reale.
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Circa 1.279-1.213 a.C.: durante il lungo regno di Ramses II vengono costruiti o ampliati numerosi monumenti. Tra i più celebri figurano i templi di Abu Simbel, con le imponenti statue del faraone scolpite nella roccia, e importanti complessi monumentali a Karnak, Luxor e in altre località. Ramses II è ricordato anche per la battaglia di Qadesh contro gli Ittiti e per il successivo trattato di pace, uno dei più antichi accordi diplomatici internazionali conosciuti.
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Circa 1.186-1.069 a.C.: durante la XX dinastia, in particolare sotto Ramses III, l’Egitto affronta le incursioni dei cosiddetti Popoli del Mare e di gruppi provenienti dalla Libia. Le difficoltà economiche, le tensioni sociali e l’indebolimento dell’autorità centrale contribuiscono al declino del Nuovo Regno.
Dalle dinastie tarde alla conquista romana
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Circa 1.069-664 a.C. – Terzo Periodo Intermedio: il Paese attraversa una lunga fase di divisioni politiche. Il potere è ripartito tra diverse dinastie e autorità religiose, con Tebe importante centro del clero di Amon. In questo periodo si affermano anche sovrani di origine libica e, successivamente, la XXV dinastia di origine nubiana, che riunifica gran parte dell’Egitto.
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Dal 664 al 525 a.C. – Periodo Tardo: sotto la XXVI dinastia, con capitale a Sais, l’Egitto conosce una fase di ripresa politica e culturale. Il Paese cerca di rafforzare i rapporti commerciali con il Mediterraneo, ma nel 525 a.C. viene conquistato dai Persiani guidati da Cambise II.
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Dal 525 al 404 a.C.: l’Egitto è governato dall’Impero persiano. Seguono periodi di ribellione e riconquista dell’indipendenza, durante i quali diverse dinastie locali tentano di ristabilire il potere faraonico.
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Dal 380 al 343 a.C. circa: la XXX dinastia rappresenta l’ultima fase di governo di una dinastia egizia autoctona prima della nuova conquista persiana. Nectanebo II, ultimo faraone nativo, perde il trono nel 343 a.C.
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332 a.C.: Alessandro Magno conquista l’Egitto, sottraendolo al dominio persiano. Accolto favorevolmente da parte della popolazione e delle élite religiose, visita l’oracolo di Amon nell’oasi di Siwa. Ordina inoltre la fondazione di Alessandria, destinata a diventare uno dei maggiori centri culturali e commerciali del mondo antico.
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305-30 a.C. – Periodo tolemaico: dopo la morte di Alessandro Magno, uno dei suoi generali, Tolomeo I, fonda una dinastia di sovrani di origine macedone. I Tolomei adottano molti simboli e rituali della regalità faraonica, pur mantenendo una corte di cultura greca. Alessandria diventa un centro internazionale della scienza, della filosofia e della letteratura, celebre per la sua Biblioteca e per il Faro. In questo periodo vengono costruiti o ampliati importanti templi, tra cui quelli di Edfu, Dendera e File.
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51-30 a.C.: Cleopatra VII sale al trono nel 51 a.C. e cerca di preservare l’indipendenza dell’Egitto attraverso alleanze politiche con Giulio Cesare e Marco Antonio. Sconfitti Antonio e Cleopatra da Ottaviano nella battaglia di Azio del 31 a.C., la regina si suicida nel 30 a.C. Anche suo figlio Tolomeo XV Cesarione, avuto con Giulio Cesare, viene ucciso per ordine di Ottaviano. L’Egitto perde così la propria indipendenza e diventa una provincia romana.
Dall’Impero romano alla conquista araba
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30 a.C.-395 d.C. – Periodo romano: l’Egitto diventa una provincia strategica dell’Impero romano, fondamentale soprattutto per la produzione e l’esportazione di cereali. È amministrato da un prefetto nominato dall’imperatore e gode di un’importanza economica eccezionale. La tradizione religiosa egizia continua a convivere con le influenze greche e romane, mentre Alessandria rimane un grande centro intellettuale.
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Dal III al VII secolo d.C.: il cristianesimo si diffonde progressivamente in Egitto e si sviluppa la Chiesa copta, che diventa una componente fondamentale dell’identità culturale del Paese. Nel 451, il Concilio di Calcedonia provoca una profonda frattura teologica: la Chiesa copta ortodossa non accetta le formulazioni cristologiche del concilio e segue una propria tradizione dottrinale.
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Circa 548-565: nel Sinai viene costruito il monastero di Santa Caterina, sotto l’imperatore bizantino Giustiniano. Situato ai piedi del Monte Sinai, diventa uno dei più importanti centri monastici del cristianesimo orientale e conserva una preziosa collezione di manoscritti e icone.
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641-642: gli eserciti arabi musulmani conquistano l’Egitto, allora sotto il controllo bizantino. L’arabo e l’Islam si diffondono gradualmente nel Paese, mentre la comunità cristiana copta continua a mantenere una presenza significativa.
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868-905: l’Egitto conosce una fase di maggiore autonomia sotto la dinastia tulunide. Nell’879 circa viene completata la moschea di Ibn Tulun, al Cairo, uno dei più importanti monumenti islamici del Paese e una delle moschee più antiche ancora conservate nella sua forma originaria.
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969: i Fatimidi conquistano l’Egitto e fondano la città di al-Qahira, il Cairo. La nuova capitale diventa un importante centro politico, commerciale e religioso. Nel 970-972 viene costruita la moschea-università di al-Azhar, destinata a diventare una delle istituzioni più prestigiose del mondo islamico.
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1171: Saladino, noto in arabo come Salah ad-Din, pone fine al califfato fatimide e fonda la dinastia ayyubide. L’Egitto diventa una base strategica nella lotta contro gli Stati crociati del Levante. Saladino è ricordato anche per la riconquista di Gerusalemme nel 1187.
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1250: i Mamelucchi, militari di origine servile che avevano acquisito un ruolo decisivo nell’esercito e nell’amministrazione, prendono il potere in Egitto. Il sultanato mamelucco si distingue per la forza militare, la costruzione di moschee, madrase e mausolei e il ruolo centrale del Cairo nei commerci tra Mediterraneo, Africa e Asia.
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1260: i Mamelucchi sconfiggono i Mongoli nella battaglia di Ayn Jalut, in Palestina, contribuendo a fermarne l’avanzata verso l’Egitto. Il loro sultanato rimane una delle principali potenze del Medio Oriente fino all’inizio del XVI secolo.
Dalla dominazione ottomana all’indipendenza
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1516-1517: gli Ottomani sconfiggono i Mamelucchi e conquistano l’Egitto, che diventa una provincia dell’Impero ottomano. Nonostante il nuovo dominio, le élite mamelucche conservano a lungo una notevole influenza politica ed economica.
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1520-1566: durante il regno di Solimano il Magnifico, l’Impero ottomano raggiunge una delle sue massime estensioni territoriali. L’Egitto rimane un’importante provincia per le entrate fiscali e per i collegamenti commerciali tra il Mediterraneo e il Mar Rosso.
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XVII-XVIII secolo: il potere effettivo in Egitto passa frequentemente nelle mani di governatori, comandanti militari e grandi famiglie mamelucche. Il controllo esercitato da Costantinopoli si alterna a periodi di autonomia locale. Epidemie, carestie e difficoltà economiche colpiscono più volte la popolazione.
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1798: Napoleone Bonaparte invade l’Egitto, allora sotto la sovranità ottomana, con l’obiettivo di indebolire gli interessi britannici nella regione. La campagna militare è accompagnata da una spedizione scientifica che contribuisce allo studio moderno dell’antica civiltà egizia. Nel 1799 viene rinvenuta la Stele di Rosetta, fondamentale per la successiva decifrazione dei geroglifici.
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1801: le forze francesi vengono costrette a lasciare l’Egitto in seguito alle operazioni militari britanniche e ottomane. Il Paese entra in una fase di instabilità, dalla quale emerge Muhammad Ali, comandante militare albanese al servizio degli Ottomani.
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1805: Muhammad Ali ottiene il riconoscimento ottomano come governatore dell’Egitto. Avvia un vasto programma di riforme militari, amministrative ed economiche e rafforza progressivamente l’autonomia del Paese. La sua dinastia governerà l’Egitto, con diverse trasformazioni istituzionali, fino alla rivoluzione del 1952.
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1822: lo studioso francese Jean-François Champollion annuncia i risultati fondamentali della decifrazione dei geroglifici egizi, resa possibile anche dal confronto con il testo greco presente sulla Stele di Rosetta. La scoperta apre la strada allo sviluppo dell’egittologia moderna.
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1869: viene inaugurato il Canale di Suez, che collega il Mar Mediterraneo al Mar Rosso. L’opera, realizzata sotto la direzione di Ferdinand de Lesseps e con il contributo di numerosi ingegneri e lavoratori, trasforma l’Egitto in uno snodo fondamentale dei traffici marittimi internazionali. Il canale riduce notevolmente la distanza tra Europa e Asia, ma contribuisce anche ad accrescere l’interesse delle potenze europee per il Paese.
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1882: il Regno Unito interviene militarmente in Egitto e ne assume il controllo effettivo, pur lasciando formalmente in vigore la sovranità ottomana. L’occupazione britannica è legata soprattutto alla volontà di proteggere gli interessi strategici ed economici, in particolare quelli connessi al Canale di Suez.
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1914: con lo scoppio della Prima guerra mondiale, il Regno Unito dichiara un protettorato sull’Egitto, ponendo formalmente fine alla sovranità ottomana sul Paese.
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1919: una grande rivolta nazionalista si oppone al dominio britannico. Le proteste coinvolgono studenti, lavoratori, intellettuali e settori della popolazione rurale e contribuiscono alla crescita del movimento indipendentista guidato dal partito Wafd.
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1922: il Regno Unito riconosce formalmente l’indipendenza dell’Egitto, pur mantenendo il controllo di importanti questioni strategiche, tra cui la sicurezza del Canale di Suez. Fuad I diventa re. Nello stesso anno, il 4 novembre, Howard Carter scopre l’ingresso della tomba di Tutankhamon nella Valle dei Re, una delle più importanti scoperte archeologiche del XX secolo.
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1936: dopo la morte di Fuad I, avvenuta nel 1936, il figlio Faruq sale al trono. Il regno è segnato da tensioni politiche, difficoltà economiche e persistenti interferenze britanniche.
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1942: durante la Seconda guerra mondiale, la seconda battaglia di El Alamein, combattuta nell’ottobre e nel novembre, rappresenta una svolta decisiva per gli Alleati nella campagna del Nord Africa. La vittoria britannica sulle forze italo-tedesche contribuisce alla successiva ritirata dell’Asse verso ovest.
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1945: l’Egitto è tra i Paesi fondatori delle Nazioni Unite. Nello stesso anno partecipa alla fondazione della Lega araba, nata al Cairo per promuovere la cooperazione tra gli Stati arabi.
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1948-1949: la prima guerra arabo-israeliana, scoppiata dopo la proclamazione dello Stato di Israele, accresce le tensioni politiche e militari nella regione. La sconfitta degli eserciti arabi alimenta il malcontento nei confronti delle monarchie e delle élite al potere.
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1952: il 23 luglio il movimento degli Ufficiali Liberi, guidato tra gli altri da Gamal Abdel Nasser e Muhammad Naguib, rovescia la monarchia di re Faruq. L’evento apre la strada a profonde trasformazioni politiche e sociali.
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1953: viene proclamata la Repubblica d’Egitto e Muhammad Naguib diventa il primo presidente. Nasser emerge progressivamente come figura dominante del nuovo regime.
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1956: Gamal Abdel Nasser diventa presidente e nazionalizza il Canale di Suez. La decisione provoca la crisi di Suez: Israele invade il Sinai, mentre Regno Unito e Francia intervengono militarmente. Le pressioni internazionali, in particolare quelle degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, portano al ritiro delle forze straniere. La crisi rafforza il prestigio di Nasser nel mondo arabo e segna un’importante battuta d’arresto per le vecchie potenze coloniali.
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1958-1961: l’Egitto si unisce alla Siria nella Repubblica Araba Unita, un progetto politico panarabo destinato a durare poco. La Siria si ritira dall’unione nel 1961, mentre l’Egitto conserva ufficialmente il nome di Repubblica Araba Unita fino al 1971.
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1967: durante la Guerra dei Sei Giorni, Israele sconfigge gli eserciti di Egitto, Siria e Giordania e occupa il Sinai, la Striscia di Gaza, la Cisgiordania, Gerusalemme Est e le alture del Golan. L’Egitto perde il controllo del Sinai, dando inizio a una lunga fase di tensioni militari con Israele.
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1970: dopo la morte di Nasser, gli succede Anwar al-Sadat, che avvia una graduale trasformazione della politica interna ed estera egiziana.
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1973: durante la guerra del Kippur, l’Egitto e la Siria attaccano Israele. Le operazioni militari, pur senza determinare una vittoria strategica decisiva per l’Egitto, consentono a Sadat di rafforzare la propria posizione negoziale e aprono la strada a nuovi accordi diplomatici.
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1978: gli accordi di Camp David, mediati dal presidente statunitense Jimmy Carter, preparano la pace tra Egitto e Israele. L’intesa rappresenta una svolta nella politica mediorientale.
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1979: Egitto e Israele firmano un trattato di pace. Negli anni successivi viene avviato il ritiro israeliano dal Sinai, completato nel 1982.
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1981: Anwar al-Sadat viene assassinato durante una parata militare al Cairo. Gli succede il vicepresidente Hosni Mubarak, che rimane al potere per quasi trent’anni.
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1988: lo scrittore egiziano Naguib Mahfouz riceve il Premio Nobel per la Letteratura, diventando il primo autore in lingua araba a ottenere questo riconoscimento.
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1999: il chimico egiziano Ahmed Zewail riceve il Premio Nobel per la Chimica per i suoi studi sulle reazioni chimiche ultrarapide mediante spettroscopia a femtosecondi.
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2005: Hosni Mubarak viene rieletto presidente in una consultazione multipartitica, ma il suo governo continua a essere contestato per le limitazioni delle libertà politiche e per le accuse di corruzione.
Dalla rivoluzione del 2011 all’Egitto contemporaneo
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2011: nel contesto delle Primavere arabe, grandi manifestazioni popolari chiedono la fine del regime di Mubarak, maggiori libertà politiche e migliori condizioni economiche. Dopo settimane di proteste, l’11 febbraio Mubarak si dimette. Il potere passa temporaneamente al Consiglio supremo delle Forze armate.
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2012: Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli musulmani, vince le elezioni presidenziali e diventa il primo presidente egiziano eletto democraticamente dopo la caduta di Mubarak. Il suo governo è però segnato da forti tensioni politiche e sociali.
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2013: dopo nuove manifestazioni di massa, l’esercito guidato dal generale Abdel Fattah al-Sisi destituisce Morsi il 3 luglio. La fase successiva è caratterizzata da una forte repressione dei sostenitori dei Fratelli musulmani e da una profonda polarizzazione politica.
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2014: Abdel Fattah al-Sisi vince le elezioni presidenziali e assume la carica di presidente. Il nuovo governo attribuisce grande importanza alla sicurezza, alle infrastrutture e ai grandi progetti economici, mentre organizzazioni per i diritti umani denunciano restrizioni delle libertà civili e politiche.
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2015: viene inaugurato il nuovo Canale di Suez, un ampliamento del sistema esistente concepito per aumentare la capacità di transito delle navi e ridurre i tempi di attesa.
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2016: il governo avvia un importante programma di riforme economiche, comprendente la liberalizzazione del cambio della valuta e misure concordate con il Fondo monetario internazionale. Le riforme sono accompagnate da un forte aumento del costo della vita per ampie fasce della popolazione.
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2018: al-Sisi viene rieletto presidente. Il governo prosegue gli investimenti nelle infrastrutture, nella costruzione della nuova capitale amministrativa a est del Cairo e nel settore energetico.
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2019: un referendum costituzionale approva modifiche che estendono il mandato presidenziale da quattro a sei anni e consentono ad al-Sisi di candidarsi per un ulteriore mandato. Le modifiche rafforzano inoltre il ruolo politico delle forze armate.
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2020-2021: la pandemia di COVID-19 colpisce anche l’Egitto, con conseguenze per il turismo, l’occupazione e l’economia. Il settore turistico, essenziale per il Paese, avvia successivamente una graduale ripresa.
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2022: l’invasione russa dell’Ucraina provoca nuove difficoltà economiche, soprattutto per il costo delle importazioni alimentari e per le pressioni sulla valuta. L’Egitto, grande importatore di grano, risente in modo particolare delle conseguenze del conflitto.
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2023: Abdel Fattah al-Sisi viene rieletto per un terzo mandato, con una nuova investitura presidenziale destinata a durare fino al 2030 secondo il quadro costituzionale vigente. Nello stesso anno, la guerra nella Striscia di Gaza accresce il ruolo strategico dell’Egitto, che condivide il confine con il territorio palestinese e svolge un ruolo importante nei negoziati e nell’assistenza umanitaria.
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2024: l’Egitto affronta persistenti difficoltà economiche, caratterizzate da inflazione elevata, pressione sul costo della vita e necessità di attrarre investimenti. Il Paese conclude inoltre importanti accordi finanziari e di investimento internazionale, tra cui quello relativo allo sviluppo dell’area di Ras el-Hekma, sulla costa mediterranea.
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2025-2026: l’Egitto continua a svolgere un ruolo centrale negli equilibri del Medio Oriente e del Nord Africa, in particolare per la posizione strategica del Canale di Suez, le relazioni con Gaza e Israele e la gestione dei flussi commerciali regionali. Il presidente Abdel Fattah al-Sisi rimane alla guida del Paese. Le sfide principali comprendono il rilancio dell’economia, la gestione delle risorse idriche, la crescita demografica e la tutela del patrimonio storico e ambientale.