C’è un luogo, a sud di Addis Abeba, dove l’Etiopia sta provando a riscrivere il proprio futuro nei cieli. Non è solo un cantiere, né semplicemente un nuovo aeroporto: Bishoftu rappresenta una dichiarazione d’intenti. Qui prende forma una visione che guarda ben oltre i confini nazionali e che ambisce a ridisegnare le rotte dell’aviazione africana.
Il progetto del Bishoftu International Airport, ufficialmente avviato con la posa della prima pietra il 10 gennaio, nasce da un dato di fatto: il traffico aereo in Africa cresce a ritmi sostenuti e Addis Abeba è già oggi uno dei principali nodi di collegamento del continente. Ethiopian Airlines, protagonista assoluta di questa trasformazione, ha deciso di anticipare il futuro investendo 12,5 miliardi di dollari in un’infrastruttura pensata per durare decenni.
Un hub pensato per il mondo (e per chi è solo di passaggio)
A differenza di molti grandi aeroporti, Bishoftu non è progettato solo per chi parte o arriva in Etiopia. L’obiettivo è intercettare il flusso globale dei viaggiatori in transito, che potrebbe arrivare a rappresentare fino all’80% del traffico totale. Un hub dove il tempo di attesa diventa esperienza e il passaggio si trasforma in sosta.
Il primo lotto sarà dimensionato per 60 milioni di passeggeri l’anno, ma il disegno complessivo spinge l’asticella molto più in alto: 110 milioni di viaggiatori, quattro piste operative e spazio per 270 aeromobili. Numeri che collocano Bishoftu nella stessa categoria dei grandi snodi globali, da Istanbul a Dubai.
La scelta della localizzazione non è casuale: quota più bassa rispetto all’attuale aeroporto di Bole, piste più lunghe e condizioni ideali per voli intercontinentali diretti, con benefici concreti in termini di efficienza e consumi.
Architettura come racconto del territorio
A dare forma a questa ambizione è lo studio Zaha Hadid Architects, chiamato a progettare un terminal che fosse allo stesso tempo funzionale e identitario. Il risultato è un’architettura fluida, attraversata da un asse centrale che richiama la Rift Valley, spina dorsale geografica e simbolica del Paese.
Gli spazi interni saranno scanditi da materiali, cromie e soluzioni che riflettono la diversità culturale etiope, mentre l’organizzazione degli ambienti privilegia percorsi intuitivi e trasferimenti rapidi tra i gate. Non mancheranno hotel, aree verdi, spazi all’aperto, ristorazione e intrattenimento: un aeroporto pensato per essere vissuto, non solo attraversato.
Sostenibilità e sviluppo: non solo una questione di voli
Bishoftu nasce anche con l’ambizione di diventare un modello di sostenibilità per l’intero continente. Il progetto punta alla certificazione LEED Gold, integrando ventilazione naturale, schermature solari e ampie aree semi-aperte per ridurre il fabbisogno energetico. La gestione dell’acqua prevede il recupero delle piogge tramite sistemi naturali come wetlands e bioswales, mentre il fotovoltaico contribuirà alla produzione di energia in loco.
L’impatto, però, non sarà solo ambientale. Attorno all’aeroporto sorgerà una vera Airport City, collegata ad Addis Abeba e allo scalo di Bole tramite una linea ferroviaria ad alta velocità. Un polo destinato a generare decine di migliaia di posti di lavoro e a rafforzare il ruolo dell’Etiopia come piattaforma logistica, economica e culturale.
La realizzazione avverrà per fasi, con una prima apertura parziale prevista intorno al 2030. Ma il messaggio è già chiaro oggi: l’Etiopia non si limita a inseguire la crescita del trasporto aereo africano. Vuole guidarla.