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Foto di Anthony Pappone ©

Per chi viaggia in Mali una tappa irrinunciabile e che vale di per sè il viaggio, è sicuramente la terra animista del Pays Dogon. Rappresenta la zona più affascinante, ricca di tradizioni, arte, paesaggi naturalistici, misteri e magia, di tutta l’Africa dell’Ovest.

Fulcro di questa incredibile terra è la falesia di Bandiagara, un’imponente parete rocciosa lunga 250 km, sulla quale si trovano la gran parte dei villaggi Dogon, i più antichi dei quali vennero edificati sulle preesistenti costruzioni del popolo Tellem a partire dal XIII secolo, quando i Dogon lasciarono il Mandé e cominciarono a stanziarsi in quei luoghi remoti per sfuggire all’islamizzazione e alle guerre.

Bandiagara è il capoluogo del Pays Dogon, il centro abitato principale da cui partono, in varie direzioni, tutte le escursioni nella regione.

Il villaggio di Songho è celebre per le sue pitture rupestri nella grotta della circoncisione. In questo sito sacro viene praticato ogni 3 anni, dal XIII secolo, il rito della circoncisione dei ragazzi tra i 7 e i 14 anni di età. Prima di compiere il rituale d’iniziazione, vengono offerti sacrifici agli spiriti degli antenati e ogni famiglia sovrapporrà la propria immagine votiva (totem) sulla parete, a rinnovare quelle passate.

Da Bandiagara, in direzione nord, si arriva a Sangha (principale villaggio sull’altipiano) e a Bongo, dove un suggestivo e profondo tunnel naturale che buca una parete della falesia veniva un tempo usato come rifugio.

Passando per Banani, Gogoly, Ibi e Kundu si arriverà a Youga, che conserva bellissimi esempi di architettura Tellem, e a Arou, dove si trova il tempio dell’Hogon di tutti gli hogon, ovvero il capo spirituale di tutti i capi spirituali Dogon.

Lungo il tragitto si incontreranno i vecchi saggi del toguna, una sorta di tribunale locale dove si prendono importanti decisioni riguardo ai problemi della popolazione, o le case a pianta circolare dove le donne soggiornano durante il periodo mestruale, evitando di attirarsi la maledizione dei feticci familiari che disprezzano il sangue.

Partendo da Bandiagara in direzione sud si incontrerà il villaggio di Djuiguibombo, dove è possibile ridiscendere la falesia a piedi, in mezzo a pareti rocciose, fresche cascate e verdi passaggi a strapiombo su una vista mozzafiato. Da qui si arriverà a Teli per ammirare più da vicino le originarie costruzioni Tellem, trasformate dai Dogon in cimiteri. Attraverso Nombori si arriva a Tireli, villaggio famoso per la sua danza delle maschere, il rito forse più significativo e antico nella cultura animista. Queste rappresentazioni sono in realtà una riproduzione fedele a consumo del visitatore, poiché in quelle originali sacre è vietata la presenza degli stranieri, dei bambini non circoncisi e delle donne. La varietà di maschere è impressionante e ciascuna rappresenta il simbolo di principi universali per la religione e le credenze animiste. Per esempio la maschera Kanaga, rappresenta l’unione del cielo e della terra e il movimento della danza che l’accompagna, simbolizza il movimento rotatorio della terra, dando la dimostrazione che, prima di Galileo, i Dogon possedevano nozioni avanzate di astronomia e informazioni dettagliate sul sistema solare.

E ancora il villaggio di Amani, con la sua pozza sacra dei caimani, dove decine e decine di caimani vivono indisturbati e nutriti dalla popolazione che li venera come antenati. Da Amani si passerà per Ireli, il villaggio dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, per la sua più significativa stratificazione di periodi differenti, evidente nelle bellissime architetture Tellem, scavate nella roccia, su cui si innestano quelle di epoca Dogon.

Descrivere in maniera esaustiva una popolazione e una terra tanto ricca di attrattive, cultura e tradizioni, è veramente impossibile. Basti pensare che tra lingue e dialetti, sulla falesia se ne parlano circa una sessantina.

Il modo migliore per capire ed apprezzare la complessa diversità dei Dogon é vedere con i propri occhi le infinite realtà che questa terra offre, magari con un trekking a piedi che permetta di apprezzare i piccoli gesti quotidiani delle comunità dei villaggi, dormendo sul tetto di un campement sotto milioni di stelle.