Siti UNESCO
I siti UNESCO del Malawi attualmente sono tre:
- Parco Nazionale del Lago Malawi: il Parco Nazionale del Lago Malawi, iscritto all’UNESCO dal 1984, si estende nella parte meridionale del lago. Caratterizzato dalla forte presenza di specie ittiche endemiche, Il parco comprende le foreste terrestri di miombo e l’ecosistema acquatico con un totale di 13 isole. Pochissimi luoghi al mondo possono eguagliare la bellezza e l’importanza del Parco Nazionale del Lago Malawi.
- Area dell’arte rupestre di Chongoni: si tratta di 127 siti situati sull’altopiano del Malawi centrale all’interno di un gruppo di colline granitiche ricoperte di foreste lungo una superficie di 126 chilometri quadrati. Questi siti, dichiarati patrimonio UNESCO nel 2006, costituiscono la più ricca concentrazione di arte rupestre dell’Africa centrale. Gli agricoltori Chewa, i cui antenati vissero lì dalla tarda età del ferro, praticarono la pittura rupestre fino a buona parte del XX secolo. L’arte rupestre dei siti di Chongoni documenta, dunque, la storia e le tradizioni dei popoli dell’altopiano del Malawi: la transizione da uno stile di vita basato sulla raccolta alla produzione alimentare, la successiva invasione Ngoni del popolo Chewa e l’arrivo dell’uomo bianco. Le pitture sono la testimonianza di simbologie legate a cerimonie di iniziazione e pratiche rituali, tuttora vive.
- Paesaggio culturale del monte Mulanje: dichiarato Patrimonio UNESCO nel luglio 2025, l’imponente massiccio del monte Mulanje svetta oltre i 3000 metri nella zona meridionale del Paese. La montagna, che è la più alta dell’Africa centro-meridionale, è solcata da fiumi e vallate ed è spesso avvolta dalla nebbia. Per questo è nota anche come “Isola nel cielo”. Sul versante meridionale della montagna si trova la grande Rift Valley con spettacolari montagne isolate ed erose, note come inselberg. Qui, circa 8mila anni fa, si stanziarono cacciatori-raccoglitori, poi le popolazioni Bantu, quindi mercanti arabi e portoghesi e, a seguire, gli esploratori scozzesi nella seconda metà del XVIII secolo. Tra la fine dell’Ottocento e primi del Novecento in questa zona furono anche introdotte, dagli inglesi, piantagioni di the. Quello che caratterizza quest’area è un ecosistema unico, caratterizzato da un alto tasso di endemismo e l’atmosfera che si respira qui è magica, al punto che pare abbia suggestionato R.R. Tolkien. Anche se lo scrittore britannico non ha mai viaggiato in Malawi, leggenda vuole, infatti, che il monte Mulanje e il paesaggio circostante abbiano ispirato il suo “Signore degli Anelli”. Il sito UNESCO celebra inoltre il profondo legame spirituale, culturale e sociale tra la montagna e le comunità locali Yao, Mang’anja e Lhomwe.
Siti candidati sono invece:
- Parco Nazionale di Nyika: si trova nella parte settentrionale del Paese ed è la più antica riserva del Malawi. Fu istituito nel 1966 e successivamente esteso nel 1978. Il nome “Nyika” significa “da dove viene l’acqua” perché il parco è un importante bacino d’acqua per tutto il Paese. Si tratta di un incantevole altopiano raggiungibile da una strada un po’ accidentata. Il parco è davvero un luogo magico che si estende su una superficie di 3200 kmq a oltre 2000 metri di quota. Il parco vanta una grande densità di leopardi. Facile avvistare anche elefanti, bufali, antilopi, zebre e roani.
- Khulubvi e i santuari della pioggia sacra di Mbona associati: si tratta di luoghi sacri per i Mang’anja, genti Bantu del Malawi meridionale. I Mang’anja praticano il culto di Mbona, ossia un sistema di credenze e rituali religiosi attualmente limitato alle zone più meridionali del Malawi, ma che probabilmente in passato riguardava altre zone del Paese e le aree adiacenti del Mozambico. Il culto mira a garantire abbondanti piogge nella stagione appropriata, attraverso la realizzazione di doni propiziatori presso i santuari dedicati al culto e include rituali specifici. Si ritiene che il culto abbia origini molto antiche, anche se non ci sono testimonianze dirette circa la sua esistenza prima della seconda metà dell’Ottocento.
- Via degli schiavi del Malawi e sentiero David Livingstone: le rotte degli schiavi all’interno dell’Africa centrale avevano come stazioni principali Nkhotakota, Karonga, Mangochi e Phalombe, dove gli arabi swahili e alcuni rappresentanti del popolo Bantu, Yao, avevano i loro quartieri generali, organizzavano spedizioni per catturare altri schiavi in Congo e Zambia e prelevano migliaia di prigionieri da spedire, attraverso il Lago Malawi, verso mercati dell’Africa orientale come Kilwa (Tanzania). L’esploratore David Livingstone visitò queste zone nel 1861 e di nuovo nel 1864, stipulando un trattato di breve durata con i capi Jumbe e Chewa per porre fine al commercio. Ulteriori rotte erano controllate da altri mercanti di schiavi come Mlozi a Karonga e i capi Yao Mponda, Jalasi e Makanjira nel Malawi meridionale. Tra le vestigia lungo questi percorsi, si trova la prima moschea del Malawi, costruita da Jumbe a metà Ottocento, ancora in parte in piedi nonostante il degrado ambientale. Si possono inoltre osservare le tombe di Jumbe e quelle dei suoi luogotenenti, sebbene in parte sepolte dalla sabbia, a causa dell’innalzamento del livello del lago. Due iconici alberi di fico a Nkhotakota, dove David Livingstone incontrò Jumbe per negoziare la fine della tratta degli schiavi, sono ancora in piedi, a testimonianza di questi incontri storici. Ulteriori elementi caratteristici includono i resti dei mercati degli schiavi, dei recinti per la detenzione e dei punti di sosta utilizzati durante le marce forzate. Il percorso comprende anche villaggi abitati da discendenti di schiavi liberati e mercanti di schiavi, nonché forti dell’era coloniale (Fort Mangochi, Fort Lister, Fort Hill e Fort Johnston), molti dei quali furono costruiti strategicamente dal governo coloniale britannico per reprimere la tratta e in seguito servirono come centri amministrativi. Questi resti fisici raccontano il percorso storico dalla schiavitù alla colonizzazione, all’intervento missionario in Malawi.
- Zona umida del Lago Chilwa: si tratta del secondo lago del Paese per espansione, dopo il Lago Malawi. E’ situato nel distretto di Zomba, vicino al confine con il Mozambico. Il lago è circondato da zone umide e al centro si trova un’isola dal nome Chisi. Il lago è considerato molto importante per la grande superficie d’acqua che lo caratterizza, per la presenza di numerosi uccelli acquatici e per i numerosi habitat che si modificano in relazione all’oscillazione stagionale delle acque del lago.
- Riserva faunistica di Vwaza Marsh: la riserva, situata nella parte settentrionale del Malawi, è fortemente legata al sito dell’età del ferro di “Phopo Hill” che ha restituito testimonianze preziose circa le prime attività di lavorazione del ferro e l’insediamento umano nella regione. Le indagini hanno rivelato resti di fornaci, ceramiche e strumenti che offrono preziosi spunti sulla storia metallurgica del Malawi. La riserva è inoltre associata alla diversità biologica vegetale ed è riconosciuta a livello internazionale come habitat per gli uccelli acquatici.
ARTE RUPESTRE
L’arte rupestre in Malawi riveste un ruolo estremamente interessante per comprendere la storia del Paese e quella dell’umanità, come precisato poc’anzi (sito UNESCO dell’arte rupestre di Chongoni) e come precisato anche nella sezione relativa alla storia del Malawi.
ARCHITETTURA
- L’architettura del Malawi è un mix di stili, culture e influenze diverse. Risente in particolare delle tradizioni africane del popolo Chewa a dell’impatto del colonialismo, ma anche delle condizioni climatiche, della religione e dell’impatto della modernità.
- L’architettura tradizionale africana è caratterizzata dall’utilizzo di materiali naturali, come legno, pietra e argilla e la sua declinazione contemporanea, sostenuta anche dal Grande Movimento dello Zimbabwe degli anni Sessanta, mette l’enfasi sulla sostenibilità ambientale.
- Gli edifici coloniali presenti soprattutto nelle città e, in particolare, nell’ex capitale Zomba e a Blantyre, sono emblematici di questa fase della storia del Paese. Esempi ne sono la Casa Mandala (1882) a Blantyre e il Gymkhana Club (1923) a Zomba.
- Il Malawi ha visto anche l’emergere del design urbano contemporaneo, fortemente influenzato dai principi modernisti. Questi progetti sono caratterizzati dall’uso di materiali e tecnologie moderne nell’obiettivo di dare vita a un ambiente urbano più efficiente e vivibile.
- L’architettura religiosa è stata plasmata dal Cristianesimo, dall’Islam e dall’Induismo. Ad esempio, la stazione missionaria di Livingstonia, fondata da missionari scozzesi alla fine del XIX secolo, è un notevole esempio di architettura cristiana in Malawi. La stazione comprende una serie di edifici, tra cui una chiesa, un ospedale e una scuola, tutti costruiti nel caratteristico stile scozzese. Così come lo sono le moschee, come quella di Qadria a Blantyre, che presenta una miscela di elementi architettonici tradizionali islamici e autoctoni; oppure i templi indù, come il tempio Shree Sanatan Dharma Mandal a Lilongwe.
- Infine, l’architettura del Malawi è plasmata anche dalla sua geografia e dal suo clima. Il clima tropicale e le frequenti precipitazioni del Paese hanno portato allo sviluppo di edifici progettati per resistere a forti piogge e inondazioni. Ad esempio, molte abitazioni tradizionali africane hanno pavimenti rialzati e tetti fortemente inclinati per aiutare a convogliare l’acqua piovana lontano dall’edificio. Per questa medesima ragione, gli architetti contemporanei non tralasciano mai considerazioni progettuali sui sistemi di raccolta dell’acqua piovana per contribuire a mitigare l’impatto delle forti piogge.
ARTE TRADIZIONALE
L’arte tradizionale è caratterizzata dalla lavorazione del legno: figure rituali e maschere, soprattutto tra i Chewa.
Molto diffusa è anche la lavorazione di fibre naturali (erba, canna, palme) per la realizzazione di cesti, stuoie, contenitori.
In Malawi tradizionale è anche la decorazione del corpo attraverso perline e ornamenti: colane, bracciali cinture.
CINEMA
La storia del cinema in Malawi è piuttosto recente. Prima del periodo coloniale il Paese non disponeva di un’industria cinematografica. Quella che viene poi promossa durante il Colonialismo è una cinematografia di produzione britannica a finalità puramente educativa e propagandistica. I film venivano proiettati all’aperto o in sale improvvisate.
Dopo l’Indipendenza e con l’avvento di Hastings Kamuzu Banda (1964-1994) il cinema rimane un o strumento di potere dove vige una fortissima censura.
Negli anni 2000 nasce un cinema malagiato artigianale. Nel decennio successivo nascono associazioni cinematografiche e collettivi di filmmaker.
Nel 2019 il film, tradotto in italiano con il titolo “Il ragazzo che catturò il vento” (The Boy Who Harnessed the Wind), diretto e interpretato da Chiwetel Ejiofor, al suo esordio come regista. Il film tratto dall’omonimo libro autobiografico di William Kamkwamba, racconta una storia incredibile di un ragazzo che, grazie alla creazione di un mulino a vento con materiali di recupero, ridiede vita al suo villaggio. Il film è stato selezionato per rappresentare il Regno Unito come miglior film in lingua straniera ai premi Oscar 2020.
Nel 2024 nasce il Nyasa International Film Festival (NIFF), promosso dal Dipartimento delle Arti del Malawi. Lo scopo è la formazione dei filmmaker, la creazione di una rete di scambio nei paesi dell’Africa meridionale (Malawi, Zimbabwe, Zambia, Botswana) e la proiezione di documentai e film.
LETTERATURA
- La letteratura del Malawi è stata a lungo solo orale. Miti, leggende, proverbi, canti e racconti venivano infatti trasmessi oralmente da generazione in generazione da parte dei vari gruppi etnici. – La letteratura scritta si sviluppa soprattutto nel XX secolo, principalmente in inglese e in Chewa e riguarda temi legati al colonialismo, all’indipendenza e alla vita rurale.
- Molto diffusa in Malawi è la poesia. Di Steve Chimombo (1945-2015) è uno dei poeti più letti.
- Il romanziere malawiano di maggior successo è Legson Kayira (1942-2012), autore di romanzi autobiografici come “The Laoming Shadow” e “I Will Try” che lo hanno portato al successo negli anni Settanta. Un altro romanziere di grande successo è Sam Mpasu (1945-2018) che era uno scrittore e un diplomatico. Il suo libro “Nobody’s Friend”, che aveva come argomento la politica del Paese, gli era costato due anni e mezzo di carcere nel 1975.
MUSICA
- La musica del Malawi è stata storicamente influenzata dal suo ricco e intricato patrimonio culturale: musica britannica (di derivazione coloniale), africana e americana (soprattutto perché numerosi soldati, durante la Seconda Guerra Mondiale, trasportarono la musica in terre lontane e la riportarono indietro).
- Inoltre, i malawiani che lavoravano nelle miniere in Sudafrica e Mozambico influenzarono la fusione di stili musicali, dando origine a generi come il “Kwela”. La musica “kwela” sudafricana fu creata per la prima volta da immigrati malawiani che, una volta trasferitisi in Sudafrica, fusero la loro musica con i suoni locali.
- Famoso anche il jazz malawiano che ha poco in comune con il suo omonimo americano. I musicisti rurali suonavano strumenti acustici, spesso con modalità molto tradizionali. Tra questi artisti: i Jazz Giants, la Linengwe River Band, la Mulanje Mountain Band e i Chimvu Jazz.
- All’inizio degli anni Settanta, sidiffuse l’uso delle chitarre elettriche e il rock and roll, il soul e il funk americani influenzarono la scena musicale, dando vita a una fusione chiamata “Afroma”.
- Influenzata dalla musica congolese degli anni Ottanta nacque la variante musicale malagiata, nota come “kwasa kwasa”.
- Rap e Hip Hop: dal 1994, dopo la fine della daittatura, il rap si è diffuso in Malawi, dai centri urbani come Blantyre e Lilongwe alle aree rurali come Nkhata Bay o Chitipa. La scena rap in Malawi si è sviluppata soprattutto grazie alla radio. La cultura hip hop, proveniente da Stati Uniti, Sudafrica, Regno Unito e Caraibi, è arrivata, invece, attraverso la televisione satellitare e le videocassette.
- La musica gospel costituisce una delle forme musicali più popolari in Malawi, dagli anni Novanta. Tra gli artisti gospel malawiani più popolari figurano Ndirande Anglican Voices, Ethel Kamwendo-Banda, Grace Chinga, Lloyd Phiri, George Mkandawire e la Chitheka Family.
- Il Reggae si è diffuso sempre più nel corso degli ilimi due decenni.
- Anche la musica tradizionale del Malawi ha riscontrato un certo successo, grazie alle sue declinazioni commerciali. Nel corso degli anni sono nate anche iniziative come “Andiamo Youth”, cooperativa con sede a Balaka (ONG fondata nel 1984 da Padre Mario Pacifici, un missionario italiano), nel sud del Malawi, che promuove attività volte a preservare e a divulgare tradizioni locali (inclusa la musica) e che sostiene le attività artistiche culturali dei giovani.
Testo a cura di Paola Scaccabarozzi