SITI UNESCO
I siti UNESCO del Madagascar sono attualmente tre:
- Le Foreste secche dell’Andrefana: costituite da quattro parchi nazionali e due riserve speciali, luoghi emblematici di una spettacolare gamma di biodiversità endemica e di un ecosistema complesso. In passato quest’area ha subito gli effetti di attività umane quali l’intensificazione dell’agricoltura, il commercio illegale di fauna selvatica e l’estrazione (illegale) mineraria. Oggi il sito non è fortunatamente più in pericolo.
- Le Foreste pluviali di Atsinanana: si tratta di un gruppo di sei parchi nazionali che si trovano sulla parte orientale dell’isola. Queste antiche foreste costituiscono l’emblema della storia geologica del Paese, inclusa la sua separazione dagli altri continenti. Le foreste sono caratterizzate da una speciale biodiversità e dalla presenza di specie a rischio che la abitano, come i lemuri.
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La Collina Reale di Ambohimanga: situato a circa 24 km a est della capitale Antananarivo, è un sito archeologico caratterizzato dalla presenza di un villaggio fortificato della comunità etnica Merina che mantenne il potere nel XIX secolo e portò all’unificazione di gran parte del Paese. Ambohimanga è dunque un simbolo dell’identità nazionale, dal valore sacro e simbolico per tutta la popolazione che vi si reca in pellegrinaggio.
Vi sono però altri sette siti candidati:
- Il “Paese dei Mahafaly”, regione del sud-ovest dell’isola, dove vivono appunto i Mahafaly, popolazione nota per le elaborate tradizioni funerarie, che includono la costruzione di tombe decorate con corna di zebù. La regione è semidesertica e caratterizzata da un paesaggio molto particolare che si è adattato alle difficili condizioni climatiche. Uniche sono le piante, soprattutto spinose, che si possono trovare solo qui.
- Riserva speciale di Anjanaharibe Sud: riserva situata nella parte nord-orientale del Madagascar che ospita una straordinaria varietà di ecosistemi che vanno dalla foresta umida a una grande quantità di specie di palme e da moltissime specie di felci all’ebano e al palissandro. In questa zona si trova anche la takhtajania un arbusto sempreverde aromatico endemico del Madagascar e considerato una delle più antiche piante angiosperme esistenti.
- Città alta di Antananarivo: caratterizzata da un’architettura considerata un unicum nell’Africa sub-sahariana, mix tra influenze britanniche e francesi, con edifici in mattoni rossi e balconi in legno intagliato. Il tutto è arricchito dal palazzo della regina o Rova di Antananarivo, ossia il complesso di edifici reali che fungevano da residenza ufficiale dei sovrani del Regno Merina dal XVII al XVIII e dei monarchi del Madagascar nel XIX secolo.
- Antico sito industriale di Mantasoa: sito storico, culturale e turistico costituito da un insieme di monumenti in pietra e legno che compongono la città industriale artigianale costruita da Jean Laborde (1800-1878), un francese al servizio della regina Ranavalona I (1828-1861).
- Chiesa cattolica di Ambodifotatra: simbolo di dieci anni di evangelizzazione di padre Dalmond (1837-1847) e prima chiesa cattolica costruita nel Paese.
- Nosy Lonjo: si tratta di un isolotto di origine vulcanica, molto interessante sia dal punto di vista naturalistico, sia dal punto di vista culturale. È infatti anche un luogo di culto degli antenati.
- Nosynakà: sito composto da sette aree marine protette caratterizzate da ecosistemi unici (barriere coralline, praterie di alghe, mangrovie,…).
ARTE RUPESTRE
- Nel 2024 sono stati scoperti da un team internazionale di ricercatori, guidati dall’Università di Berna, numerosi resti archeologici risalenti alla fine del I e l’inizio del secondo millennio d.C.. Si tratta di terrazze, muri e vasche in pietra e strutture scavate nella roccia di varie forme e dimensioni, situati a Teniky, un sito del remoto massiccio dell’Isalo, nel Madagascar meridionale. Si tratta di una scoperta molto interessante e non solo per le vaste dimensioni, ma anche per le affinità stilistiche dei reperti, correlati alle pratiche funerarie zoroastriane, che si possono trovare solamente a migliaia di chilometri di distanza, nell’attuale Iran (regione di Fars).
- Sempre di recente sono stati scoperti disegni rupestri unici nella Grotta di Andriamamelo nel Madagascar occidentale. Si tratta della prima vera arte pittorica, mai osservata precedentemente sull’isola e raffigurante figure umane e animali. Fino a poco tempo fa, l’arte rupestre in Madagascar aveva restituito, infatti, solamente pochi siti, caratterizzati da una simbologia elementare. Questa straordinaria scoperta ha riservato invece diverse sorprese, tra cui indizi di notevoli connessioni culturali. In primo luogo, le scene raffigurate, in alcuni casi, sono collegate in modo piuttosto diretto a motivi religiosi egiziani del periodo tolemaico (300-30 a.C.). In secondo luogo, altre inferenze derivanti da simboli e iscrizioni sulle pareti mostrano connessioni con il mondo etiope e afro-arabo. Infine, la simbologia e i motivi prevalenti evocano uno stile di arte rupestre del Borneo risalente a due millenni fa.
ARCHITETTURA
- L’architettura del Madagascar costituisce un unicum nel continente africano ed è caratterizzata da una forte assonanza con le norme e i metodi costruttivi del Borneo meridionale, da cui si ritiene siano emigrati i primi abitanti del Madagascar. In tutto il Madagascar, come nella regione del Kalimantan del Borneo e in Oceania, la maggior parte delle case tradizionali ha una forma rettangolare anziché rotonda e presenta un tetto a punta fortemente inclinato, sostenuto da un pilastro centrale. Per quanto concerne l’utilizzo dei materiali, i primi ad essere utilizzati sono stati quelli di origine vegetale, disponibili localmente. Nelle zone intermedie, tra gli altopiani centrali e le zone costiere umide, si sono sviluppate, invece, varianti ibride che hanno previsto l’uso del tutolo e di bastoni. Le costruzioni in legno, un tempo comuni in tutta l’isola, sono invece diminuite a causa della crescente popolazione che ha distrutto ampie fasce di foresta pluviale vergine per l’agricoltura e il pascolo degli zebù.
- Le comunità Zafimaniry delle foreste montane degli altopiani centrali sono l’unico gruppo etnico malgascio ad aver preservato le tradizioni architettoniche in legno originali dell’isola; il loro artigianato è stato inserito nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO nel 2003.
- Esiste in Madagascar anche un’architettura frutto della colonizzazione. Antananarivo, Fianarantsoa e Tamatave conservano molti esempi di villini coloniali, scuole missionarie e chiese in stile gotico o romanico. Nelle città esistono inoltre numerosi edifici in stile neoclassico e art déco e le case coloniali spesso combinano elementi locali (legno e tetto in lamiera ondulata) con elementi europei (balaustre, archi, finestre alte).
- Dal punto di vista architettonico, un capitolo a sé meritano, infine, i luoghi di sepoltura. In un territorio in cui il culto degli antenati costituisce un aspetto fondamentale dell’esistenza (Secondo le credenze tradizionali di molti gruppi etnici malgasci, dopo la morte si raggiunge lo status di “antenato” e si ritiene spesso che gli antenati continuino a vegliare e plasmare gli eventi sulla Terra e possano intervenire a favore dei vivi), l’emblema più chiaro del rispetto nei loro confronti è la costruzione delle tombe che punteggiano le campagne in gran parte del Madagascar. Le sepolture dei vari gruppi etnici hanno la caratteristica comune di essere parzialmente o totalmente sotterranee, con alcune differenze tra le diverse popolazioni. Tra i Bara delle pianure aride meridionali, ad esempio, le tombe possono essere costruite all’interno di affioramenti rocciosi o pendii e i corpi posizionati al loro interno e sigillati parzialmente o interamente con pietre impilate o teschi di zebù. Tra i Tanala, i defunti possono essere deposti in bare ricavate da tronchi scavati, talvolta coperti da assi di legno tenuti fermi da piccoli mucchi di pietre. I Vazimba che furono i primi abitanti del Madagascar, immergevano invece i loro defunti nelle acque di una palude, di un fiume o un lago considerato sacro a tale scopo. La stessa pratica esisteva anche tra i primi Merina, che immergevano i loro capi morti in canoe nelle paludi degli altopiani. Tra i Merina e i Betsileo, alcune delle prime tombe in pietra e luoghi di sepoltura erano indicati da menhir verticali e non contrassegnati.
ARTE TRADIZIONALE
- L’arte tradizionale del Madagascar è estremamente ricca, varia e profondamente legata alla storia, alla religione e alla vita quotidiana del popolo malgascio. Influenzata sia dalle culture africane, sia da quelle austronesiane e asiatiche, si manifesta in diverse forme: scultura, tessitura, arte funeraria, decorazione delle case.
- Scultura lignea: i soggetti includono figure umane, animali, motivi geometrici e simboli religiosi. Un esempio molto noto di scultura lignea sono i “aloalo”, pali funerari scolpiti che ornano le tombe, raffiguranti scene di vita del defunto o simboli del suo status.
- Arte funeraria: le tombe servono sia come memoriale, sia come luogo adibito alla comunicazione con gli antenati.
- Tessitura e artigianato tessile: le donne malgasce sono maestre nella tessitura di “lamba”, un tessuto tradizionale usato come abito, sudario o copricapo. I lamba possono essere in cotone, seta selvatica o raffia, spesso tinti con colori naturali.
- Decorazione architettonica: le case tradizionali dei Zafimaniry sono decorate con intagli su legno, ricchi di significati spirituali e sociali. Anche le porte, le finestre e le pareti delle case possono contenere incisioni rituali.
- Pittura e decorazioni murali: in alcune zone, specialmente nel centro e sud dell’isola, le facciate delle case o delle tombe vengono dipinte con motivi geometrici, animali e scene della vita quotidiana.
CINEMA
- La storia del cinema in Madagascar è poco conosciuta a livello internazionale e pochi sanno che uno dei pionieri del cinema dell’Africa sub-sahariana, è il regista malgascio, Raberono che realizzò il film “La mort de Rasalama” nel 1947 per commemorare il primo martire cristiano del Madagascar nel centenario della morte.
- A parte questo specifico caso, la filmografia del Paese si sviluppò nel corso degli anni Sessanta e Settanta. I registi più noti di questo periodo sono: Justin Limby Maharivo, Naïvo Rahamefy, Edmond Agabra, Hugo Raharimanantsoa, Architote Andrianajamanana, Jean-Claude Rahaga. Si tratta, per la maggior parte dei casi, di autori di documentari, a cominciare da “Fitampoha” (1980), diretto da Rahaga e dal francese Jacques Lombard, che è una testimonianza dell’omonima cerimonia che si svolge ogni dieci anni.
- Nel 1972, sotto il regime socialista di Didier Ratsiraka, si cerca di promuovere una cultura nazionale, attraverso la TVM (Télévision Malagasy) che finanzia film e documentari su temi sociali e politici.
- Negli anni Ottanta e Novanta, molte sale cinematografiche chiudono a causa della crisi economica e della concorrenza della televisione.
- Tra gli anni Novanta e il 2000 nasce il “cinema vidéo malgache”. Si tratta sostanzialmente di opere spesso autoprodotte, distribuite localmente su VHS o DVD, su tematiche popolari (famiglia, magia, amore, tradizioni).
- Nuovo cinema malgascio (dal 2000 a oggi): vede l’affermarsi di registi di spicco come, Raymond Rajaonarivelo, uno dei pionieri del cinema d’autore malgascio. Il suo film “Quand les étoiles rencontrent la mer” (1996) è un’opera poetica e simbolica, riconosciuta a livello internazionale. Impegnato in tematiche sociali è Lova Nantenaina che ha diretto “Ady Gasy” (2014), un documentario molto apprezzato sulle modalità attraverso le quali il popolo malgascio affronta la crisi economica.
LETTERATURA
- La letteratura del Madagascar è ricca, variegata e profondamente radicata nella tradizione orale, che ha plasmato per secoli l’identità culturale malgascia. Essa riflette le radici africane e austronesiane del popolo malgascio, e si è evoluta nei secoli passando dall’oralità alla scrittura, fino alla letteratura contemporanea in lingua malgascia e francese.
- In particolare, Hain-teny è la forma poetica più rappresentativa della tradizione orale. Si tratta di poesie che mescolano proverbi, metafore, indovinelli e giochi di parole. Temi ricorrenti sono: amore, morte, saggezza, società, destino. Molti considerano l’hain-teny il “cuore” della letteratura malgascia che ha influenzato anche la poesia scritta moderna.
- Periodo coloniale (1896–1960): la letteratura scritta si sviluppa sotto l’influenza francese e i primi autori malgasci scrivono in francese o in malgascio trascritto in alfabeto latino. Nascono in questo periodo i primi romanzi storici, racconti morali e testi educativi.
- La letteratura post-indipendenza (dal 1960 a oggi): dopo l’indipendenza, la letteratura si fa più politica, sociale e attenta alla realtà quotidiana del popolo. I principali temi trattai sono: identità culturale, colonialismo e post-colonialismo, emigrazione e diaspora, corruzione politica, natura e spiritualità. Tra i principali autori: Michele Rakotoson, scrittrice e giornalista, scrive in francese. I suoi romanzi esplorano temi come la memoria, la famiglia, l’esilio e le tensioni sociali malgasce; Elie Rajaonarison (1951–2010), poeta e antropologo, ha scritto splendidi versi in malgascio sulla natura, il corpo e lo spirito.
MUSICA
- La musica del Madagascar è straordinariamente ricca e variegata e riflette la complessa identità culturale dell’isola, che fonde influenze africane, austronesiane, arabe e francesi. Ogni regione dell’isola ha i suoi stili musicali, strumenti e ritmi tradizionali, ma c’è anche una scena musicale moderna molto vivace, che unisce le radici con il pop, il reggae, il rock, il jazz e l’elettronica.
- Musica tradizionale malgascia: si basa su strumenti tradizionali come la valiha (arpa di bambù), il marovany (cetra), il kabosy(chitarra autoctona). Tra i vari generi:
– Hira gasy (letteralmente “canto malgascio”), si tratta di genere artistico unico, che unisce dell’opera a quelli del teatro. Nato sugli altipiani si è poi diffuso in altre zone del Madagascar. I brani, ad opera di gruppi musicali sempre piuttosto numerosi, trattano in genere di temi relativi alla vita sociale, come il lavoro l’amicizia. Lo spettacolo inizia sempre con un discorso di presentazione da parte dell’anziano del gruppo e accompagna cerimonie religiose e riti di passaggio.
– Vako-drazana, (letteralmente “tesori degli antenati”) è una tradizione musicale in cui i canti antichi vengono tramandati di generazione in generazione. I gruppi musicali vako-drazana sono particolarmenterichiesti per le cerimonie formali, soprattutto quelle legate al culto degli antenati. - Nell’ambito della musica malgascia moderna: il primo genere pop fu il watcha matcha, un tipo di musica dance elettronica. Negli anni Settanta e Ottanta si diffuse il “tapany maintso” (letteralmente “mezzo verde”), nome derivato dall’etichetta di una delle case discografiche più famose di quel periodo (Kaiamba).
- La musica malgascia degli anni 2000 è caratterizzata da un mix di reggae, techno, danza tradizionale di origina malese, pop.
Testo a cura di Paola Scaccabarozzi