Siti UNESCO
Attualmente esiste solo un sito del Lesotho dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.
- Si tratta del Parco nazionale di Sehlabathebe che è parte di un’ampia area naturalistica trasfrontaliera che si estende tra Lesotho e Sudafrica, nota come “Maloti-Drakensberg Transfrontier Conservation Area”. Fondato nel 1969, il parco è diventato Patrimonio UNESCO nel 2013. Si tratta anche del parco più famoso del Paese e, anche se qui non si incontrano i Big Five, il suo strepitoso paesaggio, caratterizzato da praterie d’alta quota, laghi, plaudi e bizzarre formazioni rocciose, lo rende una meta estremamente interessante. Nel sito sono presenti alti contrafforti basaltici, bastioni in arenaria, grotte, falesie. Inoltre il parco è caratterizzato da un habit molto variegato con parecchie piante endemiche e specie faunistiche in via di estinzione, come alcuni avvoltoi. All’interno di questo si trovano dipinti rupestri del popolo San, la cui concentrazione è la più grande dell’Africa sub-sahariana.
Una è anche la candidatura proposta:
- È il Monumento nazionale di Thaba Bosiu: si tratta si un altopiano di arenaria posto a un’altitudine di 1800 metri e situato a una ventina di chilometri a sud-est della capitale. E’ caratterizzato da ripidi strapiombi ed è accessibile solo tramite valichi pedonali. Estremamente interessante è la sua etimologia. Nella lingua locale, infatti, “Thaba” significa montagna e “Bosiu” di notte. Secondo una credenza del posto si tratterebbe dunque di una montagna che cresce in altezza durante la notte e si abbassa di giorno. Lo scopo, quello di dissuadere le invasioni, ostacolando i nemici durante la notte e rendendoli vulnerabili a un attacco mattutino. Non a caso, Thaba Bosiu fu anche il quartier generale di Moshoeshoe durante le guerre Basotho. Quando Moshoeshoe I morì nel 1870, fu seppellito a Thaba Bosiu. Lì si trova anche la tomba di Moshoeshoe II. L’altopiano è monumento nazionale.
Arte rupestre
- Il Lesotho è un Paese ricchissimo di arte rupestre, a cominciare dalle numerose orme di dinosauro, disseminate qua e là nel suo territorio, da nord a sud. Si trovano sulle pareti rocciose e sono attribuibili ai più imponenti esemplari di bipedi carnivori, fino al più piccolo Lesothosauro, simile a una grande lucertola.
- In prossimità di Leribe all’estremo nord del Paese, sono conservati i gruppi più copiosi dell’area del Subeng River e del villaggio di Tsikoane. Qui si trovano orme ricollegabili ad almeno tre specie differenti di dinosauri.
- Nel sud, in prossimità della Masitise Cave, non lontano dalla città di Quthing, si possono ammirare numerose orme vicino alla curiosa chiesetta che un missionario svizzero fece costruire alla fine dell’Ottocento, su un preesistente insediamento San.
- Le pitture rupestri più famose del Lesotho si trovano non lontane dalla capitale Maseru e sono facilmente raggiungibili anche dalla cittadina artigianale di Teyateyaneng. Siamo, più precisamente, nel sito di Ha Baroana in cui si possono osservare pitture dall’iconografia sciamanica. Ci sono immagini antropomorfe, di animali, scene di danza e di caccia, in una zona che non ha mai smesso di essere abitata e i cui anfratti vennero scelti fino al XIX secolo come rifugio del clan Basia, per sfuggire a guerre e invasioni. Qui si trovano anche le caratteristiche case di argilla, volute dal capoclan Teleka e ancora oggi abitate. Hanno resistito alle sfide naturali e del tempo grazie alla protezione offerta da una profonda fessura della falesia di Ha Kome.
- Interessanti pitture si trovano anche nell’estremo nord, ossia nella Liphofung Cave, vicino al villaggio di Muela. Questa zona è raggiungibile a piedi o a cavallo.
- Anche nei dintorni di Malealea (Lesotho occidentale), si possono trovare pitture rupestri risalenti alla civiltà San.
Architettura
Il piccolo stato del Lesotho offre differenti esempi di architettura:
- Abitazioni tradizionali: sono le rondavel: costruzioni circolari o ovali, con tetti conici in paglia. I materiali utilizzati sono quelli locali: pietra, fango, argilla, paglia. La forma circolare, il tetto conico offrono un buon grado di isolamento, utile a difendersi dal freddo invernale e valido anche per permettere un’adeguata ventilazione nei mesi caldi. La forma delle case favorisce anche lo scolo dell’acqua piovana. Le facciate esterne di molte abitazioni rurali presentano decorazioni “litema”, cioè motivi geometrici, disegni incisi o dipinti, spesso con ossidi naturali. Queste pitture vengono realizzate soprattutto dalle donne. Le costruzioni tradizionali costituiscono una forte espressione identitaria della cultura dei Basotho.
- Architettura “moderna”: costituisce un mix tra stili di derivazione occidentale ed elementi locali. Un esempio è “Our Lady of Victories Cathedral” a Maseru. Costruita nel 1955 dall’architetto sudafricano Eduard Hebertus Antonio Payens che fonde una sorta di “gotico-moderno” con l’utilizzo di pietra locale. Un altro esempio, sempre nella capitale è Mokorotlo, il National Museum o edificio noto come “Mokorotlo building”. Questo edificio è stato pensato per richiamare la forma del cappello tradizionale basotho (“mokorotlo”). Il cappello è caratterizzato da una tesa larga ed è appuntito. La sua forma richiama quella del Monte Qiloane. Un modello simile di cappello era, inoltre, indossato dai capi tribù Basotho, che eseguivano un tipo di canzone nota come mokorotlo durante alcune cerimonie. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, questi cappelli diventarono sempre più popolari e furono chiamati mokorotlo per il loro legame con l’identità Basotho. Divenne un simbolo così importante che, quando il Lesotho ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1966, comparse sulla nuova bandiera del Paese. Il Mokorotlo di Maseru è un collettivo di arti e mestieri su due piani che ospita un vasto assortimento di cesti e tessuti, tutti realizzati nel Regno delle Montagne.
- Architettura urbana contemporanea: a Maseru, ci sono progetti innovativi con una tendenza a combinare elementi moderni (vetro, cemento, strutture rettangolari) con richiami tradizionali (uso di pietra, motivi decorativi, tetti che ricordano le forme del mokorotlo). Significative sono anche le sperimentazioni di architettura ecologica che mirano a mantenere l’isolamento tramite l’utilizzo di fonti di calore non basate su combustibili fossili e con un occhio attento circa la raccolta dell’acqua piovana.
Arte tradizionale
L’arte tradizionale del Lesotho riflette la cultura e le tradizioni del popolo Basotho, l’etnia predominante del Paese.
- Artigianato tessile e abiti tradizionali: a cominciare dalle coperte Basotho (Basotho blankets), iconiche e simboliche, vengono indossate da uomini e donne come segno di identità culturale e in diverse situazioni importanti come riti funebri o di iniziazione. Sono caratterizzate dalla presenza di motivi geometrici e simboli che raccontano storie o evocano appartenenze a clan o status sociale. Un altro oggetto di artigianato estremamente simbolico è il Cappello “Mokorotlo”, il copricapo tradizionale intrecciato con erba, che è simbolo nazionale (come già ricordato, compare anche sulla bandiera del Lesotho).
- Intrecci e lavori in fibra naturale: si tratta di cesti intrecciati (usati per conservare cibo o oggetti) o stuoie (per sedersi, dormire o decorare), realizzati, soprattutto dalle donne, con erbe locali come il leholi o il molomo-o-tsoa-tsa-khomo.
- Strumenti locali tradizionali: in primis, il “Lesiba”, uno strumento a fiato unico, simile a un’arpa a bocca, considerato lo strumento nazionale e il “Moropa”, un tamburo tradizionale del Lesotho, fatto di argilla e pelle di animale.
Cinema
- La storia del cinema in Lesotho è relativamente giovane e frammentaria. Non esistono infatti fonti che documentano un cinema istituzionalizzato nel Lesotho nel XX secolo. Non si hanno notizie circa scuole di cinema specifiche o produzioni locali su grande scala. Limitate anche le proiezioni cinematografiche nel Paese.
- La situazione è cambiata nel primo decennio degli anni 2000. il Lesotho ha cominciato a organizzare eventi come il “Lesotho International Film Festival” (LIFF), gestito da “Sesotho Media & Development” dal 2011. Organizzazioni non governative e istituzioni culturali stanno cercando di sostenere la produzione locale, formazione e capacità tecnica (es. Gem Institute) e la valorizzazione di storie locali.
- “The Forgotten Kingdom” (2013), di Andrew Mudge, è spesso citato come il primo lungometraggio prodotto in Lesotho. Racconta la storia di un uomo che lascia Johannesburg per tornare “a casa”, nel Lesotho, dopo la morte del padre. Il film è una coproduzione americano-sudafricana-lesothana e ha ricevuto diverse nomination e premi, tra cui tre premi alla decima Africa Movie Academy Awards.
- “This Is Not a Burial, It’s a Resurrection” (2018-2019), diretto da Lemohang Jeremiah Mosese, è stato accolto come un film importantissimo per l’interno continente africano. Si tratta di una storia ambientata in un piccolo paese del Lesotho e che narra di una donna che attende il ritorno del figlio da una miniera sudafricana. Il figlio però non tornerà a causa di un incidente fatale proprio in quella miniera. La vita della donna perde totalmente il proprio significato fino a quando il villaggio in cui abita in mezzo alle montagne verrà inondato e il cimitero profanato. La donna difenderà allora strenuamente il patrimonio spirituale della sua comunità e questo sarà l’obiettivo della sua “nuova” esistenza.
Letteratura
- Il Lesotho, abitato principalmente dal popolo Basotho, la cui lingua principale è il Sesotho (o Sotho meridionale) conserva un’importante tradizione orale fatta di proverbi, storie, poesie, inni, racconti epici, canti funebri.
- L’introduzione della letteratura scritta è legata al lavoro dei missionari cristiani. Già nel XIX secolo ci sono stati sforzi di traduzione della Bibbia in Sesotho e di raccolta di testi religiosi.
- Tra i principali scrittori: Everitt Lechesa Segoete (1858‑1923), scrittore, pastore e insegnante mosotho. È considerato uno dei primi autori della letteratura sesotho. Segoete è noto soprattutto per il suo romanzo “Monono ke moholi ke mouoane” (Le ricchezze sono nebbia, sono vapore), il suo secondo libro “Raphepheng”, e per essere stato insegnante di Thomas Mofolo, noto come il primo novellista africano. Thomas Mokopu Mofolo (1876‑1948) è infatti considerato il padre del romanzo in Sesotho. Tra le figure femminili spicca Ntšeliseng ‘Masechele Khaketla (1918‑2012): scrittrice, poetessa, drammaturga in lingua sesotho. Ha scritto, tra l’altro, “Mosali eo u ’neileng eena” (1954) e raccolte di poesie.
Musica
Tra i generi tradizionali:
- Famo: è forse il genere più noto tradizionale del Lesotho, caratterizzato dalla combinazione tra canto e musica di fisarmonica, tamburo e occasionalmente basso. La sua origine è da ricercare nei bar (“drinking dens”) frequentati da lavoratori migranti nelle miniere del Sudafrica negli anni Venti.
- Litolobonya: è un genere di canto (e danza insieme) tradizionale ed esclusivamente femminile (ragazze e donne sposate). Ci sono versioni “pubbliche” e versioni più intime e segrete, legate al ciclo di vita femminile.
- Mohobelo: in realtà non si tratta di musica in senso stretto, ma delle danza più antica del Paese e della celebrazione della cultura e della comunità Basotho.
Musica contemporanea, gli artisti principali:
- Morena Leraba: si tratta di un cantante/rapper che mescola il Sesotho tradizionale con elementi di elettronica, hip hop, famo.
- Leomile Motsetsela: è un’artista originaria del Lesotho, nata nel 1993, nota per la sua musica Afro-fusion e urban African soul. La sua musica si fonde inoltre con il jazz e la recitazione poetica.
- Mosotho Chakela (deceduto nel 2021): è stato uno dei grandi nomi del Famo che ha contribuito a far conoscere questo genere musicale.
Testo a cura di Paola Scaccabarozzi