SITI UNESCO
Non ci sono siti iscritti al Patrimonio UNESCO (eccetto le Makhonjwa Mountains che appartengono in gran parte al Sudafrica), ma un sito candidato.
Si tratta del Mlilwane Wildlife Santuary, cioè la riserva più antica del Paese, riconosciuta ufficialmente come parco nel1961, ma fondata già nel 1954 da colui che è ritenuto il pioniere della conservazione dell’Eswatini, Ted Reilly. Il parco si estende su 4.560 ettari nella valle di Ezulwini, conosciuta anche come “Valle del Paradiso” ed è caratterizzato dalla presenza di una grande abbondanza di fauna selvatica. Si possono, in particolare, avvistare zebre, facoceri, numerose specie di piccole antilopi (tra cui il raro cefalofo), coccodrilli, ippopotami e parecchie specie di uccelli. Nel corso dell’estate sono visibili anche le aquile nere.
ARTE RUPESTRE
L’arte rupestre nell’Eswatini costituisce un aspetto fondamentale che racconta la storia di questo Paese antichissimo. A 3.600 miliardi anni fa risalgono, infatti, alcune rocce delle Makhonjwa Mountains, una catena montuosa-collinare che si estende per circa l’80% nel nord-est del Sudafrica e per il restante 20% nel vicino eSwatini. Le Makhonjwa Mountains, proprio per questa ragione, fanno parte del Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Inoltre, la regione dell’attuale Sudafrica e dell’area geografica che include anche l’Eswatini costituiva un punto nodale per la storia dell’Umanità dove 2,5 milioni di anni fa vissero i primi Ominidi.
È stata, infine, recentemente scoperta (gruppo di ricerca internazionale, guidato da Gregor D. Bader, del Senckenberg Centre for Human Evolution and Paleoenvironment presso l’Università di Tubinga, 2024) la “Lion Cavern”, situata nell’ Eswatini occidentale, vicino al confine con il Sudafrica. Si tratta della più antica prova conosciuta di estrazione intensiva di ocra al mondo che risale a circa 48.000 anni fa. L’ocra costituisce il pigmento più antico conosciuto usato dagli esseri umani per rappresentare il mondo, come risulta evidente anche dall’osservazione delle figure presenti nella grotta di Lascaux in Francia, risalenti al Paleolitico Superiore.
ARCHITETTURA
L’architettura dell’Eswatini è un affascinante mix di stili diversi, da quelli tradizionali a quelli coloniali, fino al postmoderno. Nell’insieme è, dunque, una testimonianza del ricco patrimonio culturale del Paese e della sua capacità di adattarsi ai tempi che cambiano, preservando al contempo la sua identità unica.
L’architettura tradizionale è caratterizzata dalla presenza di capanne rotonde con tetti di paglia e recinti per il bestiame.
Durante il periodo coloniale, le influenze europee sono visibili soprattutto negli edifici governativi, nelle chiese e negli edifici pubblici. Si tratta spesso di architetture in stile vittoriano.
L’architettura moderna è invece caratterizzata dall’utilizzo di materiali come il cemento e l’acciaio.
Negli ultimi decenni sono emersi anche approcci progettuali che hanno privilegiato l’utilizzo di materiali naturali, come fango, pietra e paglia, sostenibili e di provenienza locale. Si è cercato così di integrare simboli culturali e religiosi nel design moderno degli edifici. Non di rado vengono così utilizzati motivi e colori tradizionali negli elementi decorativi.
ARTE TRADIZIONALE
L’artigianato dell’Eswatini, che si tramanda di generazione in generazione, è forse fra i più autentici e variegati dell’Africa Australe. In particolare, le regioni della Ezulwini e Malkerns Valley, poco più a sud della capitale Mbabane, sono la culla dell’arte e dell’artigianato Swazi. Per cercare di comprendere questa realtà, esiste la possibilità di visitare il “Mantenga Cultural Village” che si trova in un’area naturalistica boschiva nella Ezulwini Valley e offre l’opportunità di vivere la cultura e lo stile di vita tradizionali in un ambiente completamente interattivo. Si può così entrare in contatto con una famiglia Swazi direttamente nella sua abitazione, imparare l’antica arte di intrecciare una tradizionale capanna a forma di alveare, macinare il mais, cucinare… Spesso nel villaggio vengono organizzate mostre d’arte e di artigianato locale, oltre a spettacoli di danze tipiche Sibhaca. Qualche chilometro più a sud, lungo una strada panoramica, nelle terre della Malkerns Valley, si trovano numerosi altri villaggi caratteristici e negozietti di artigianato, esposti spesso anche tra i piacevoli lodge della zona, pieni di charme e dotati di tutti i confort. Si tratta dunque di una interessante possibilità di conoscere la vita locale tradizionale e di entrare in contatto con le forme d’arte del Paese, senza rinunciare a strutture ricettive turistiche di alto livello e tra le migliori del Paese. Rinomato in tutta l’Africa Meridionale come uno dei principali centri artigianali, è lo “Swazi Candles”, dove si producono e vendono le famose sculture in cera dell’Eswatini. Si trovano qui candele di tutte le forme e fogge che sono vere e proprie sculture artistiche. Estremamente interessante dal punto di vista dell’arte tradizionale è, infine, Ngwenya, un piccolo centro abitato al confine nord-ovest con il Sudafrica, rinomato, a livello internazionale, per le sue creazioni in vetro soffiato.
CINEMA
La storia del cinema è molto recente e fortemente influenzata dalla politica che ne ha fortemente represso la libera diffusione.
In questo contesto, da segnalare, Liyana (2017), un pluripremiato documentario degli statunitensi cresciuti nell’Eswatini, Aaron e Amanda Kopp, che unisce animazione e realtà. Si tratta della storia di cinque bambini di una casa per orfani dell’Eswatini e dell’avventurosa fiaba di un’eroina immaginaria, Liyana, partita per un lungo viaggio in soccorso dei propri fratelli. Documentario e animazione diventano così un inno alla resilienza e alla speranza.
LETTERATURA
Non esiste nel Paese una significativa tradizione letteraria. Storie e narrazioni dei tramandano oralmente. Interessanti sono le figure delle intellettuali attiviste, a cominciare da Sarah Mkhonza, impegnata per i diritti delle donne Swazi. Mkhonza è stata però costretta a lasciare il Paese e ha co-fondato l’Associazione delle donne africane e l’African Book Fund Group presso la Michigan State University. Ha poi insegnato al Center for African Studies and Research alla Cornell University, alla Boston University e alla Stanford University. Nel 2002, ha ricevuto il prestigioso premio Hammett-Hellma e nel 2004 il Premio Oxfam Novib/PEN, riconoscimento destinato a scrittori e giornalisti perseguitati per il proprio lavoro.
MUSICA
La musica dell’Eswatini costituisce un aspetto fondamentale dal punto di vista della cultura e delle tradizioni.
È caratterizzata dalla presenza di armonie complesse, canti corali e ritmi intensi di tamburi. La musica è un elemento centrale durante le cerimonie e i riti.
La musica può accompagnare anche danze tradizionali e molto ritmate come quella di Sibhaca.
Oltre alla musica etnica, diffusi, fin dagli anni Novanta, sono il rock, il pop e l’hip hop.
Testo a cura di Paola Scaccabarozzi