Tesori d'arte sul lago Tana (Foto di Anthony Pappone)

Foto di Anthony Pappone ©

Il circuito si snoda lungo gli altipiani a nord della capitale Addis Abeba, attraversando la Gola del Nilo Azzurro, i Monti del Simien, le Cascate del Nilo Azzurro, costeggiando il Lago Tana, raggiungendo le storiche città di Gondar e di Aksum, e infine facendo capolinea nel Tigrai.

Ogni anno attira migliaia di visitatori, che ripercorrono i miti e le leggende dell’Etiopia, la storia degli imperi e la spiritualità ortodossa della Chiesa Etiope, di cui sono impregnate le pareti di antichi monasteri e chiese, le mura fortificate di antiche città e i meravigliosi paesaggi degli altipiani.

La prima tappa obbligata è in uno dei luoghi più sacri di tutta l’Etiopia, dove un tempo sorgeva il monastero di Debre Libanos, fondato nel XIII secolo dal santo più venerato del paese, Tekla Haimanot, che si dice porto’ anche il cristianesimo sugli altipiani e restauro’ la dinastia salomonica. La struttura originaria venne rasa al suolo durante le guerre cristiano-musulmane, ma oggi il posto rimane molto venerato dai pellegrini che giungono per prendere l’acqua santa, curativa e protettiva contro gli spiriti maligni.

Nei pressi di Bahir Dar si trova la leggendaria Sorgente del Nilo Azzurro, all’estremità meridionale del Lago Tana, mentre appena più a sud si possono ammirare le imponenti cascate formate dal Nilo Azzurro prima di cominciare il suo lento scorrere verso il Sudan.

La bellezza naturalistica del Lago Tana, dalle acque limpide e esplorabile con delle barche a motore, è impreziosita dalla presenza di interessanti monasteri antichi costruiti sulle piccole isole che abitano il lago. Questi complessi religiosi risalgono al XVI/XVII secolo, ma furono edificati probabilmente su preesistenti siti paleocristiani, e sono impregnati di atmosfere mistiche.  Molti di essi conservano incredibili dipinti, sculture e perfino i corpi imbalsamati di alcuni imperatori etiopi vissuti tra il XIII e il XVII secolo. In una di queste chiese, la Tana Cherkos si dice sia stata a lungo tenuta nascosta la famosa Arca dell’Alleanza.

La città fortificata di Gondar, venne scelta dall’Imperatore Fasiladas nel 1636, quale capitale del proprio regno e si trasformo’ nel giro di breve tempo in una città leggendaria, con i suoi lussuosi palazzi, i fasti e l’opulenza della corte, la bellezza delle terre fertili che la facevano ancor più risplendere e le ricchezze continue che arrivavano in città dal commercio di schiavi, oro e avorio.

Una visita alla Cittadella Imperiale, restituisce molto bene l’idea delle glorie passate di questa città mitica. Il complesso, Patrimonio Unesco, si dispone su 70.000 mq e comprende numerosi palazzi e castelli, di cui quello di Fasiladas, dal parapetto merlato e le torri a cupola, è il più antico e sfarzoso.

Del Palazzo di Iyasu I purtroppo è andato perduto il soffitto e parte dell’interno, ma dalle testimonianze storiche, veniva descritto come più bello del Tempio di Salomone.

All’interno della cittadella si conservano le rovine della sala dei banchetti, la biblioteca di Yohannes I e la Casa dei Leoni (una venne fatta costruire da Selassié), dove venivano conservati dei leoni abissini. Risalenti all’epoca dell’Imperatore Bakaffa sono l’enorme sala dei banchetti, il bagno turco e il Castello di Mentewab.

Altri siti immancabili a Gondar sono il Mausoleo di Zobel, la chiesa di Debre Berhan Selassie, scampata alla distruzione grazie ad uno sciame d’api che attacco’ i dervisci, e il settecentesco complesso monumentale di Kuskuam.

Mentre a 2 km dal centro si trovano i bagni di Fasiladas, che ogni anno durante il Timkat (Epifania o Battesimo di Cristo) vengono riempiti di acqua proveniente da 500 km di distanza, benedetta dal sacerdote. E’ proprio durante questa festività il periodo migliore per visitare Gondar e viverne tutta l’atmosfera mistica, mitica e leggendaria.

Un piccolo circuito naturalistico porta alla scoperta dei Monti Simien, non lontano da Gondar, dichiarati Patrimonio Unesco per via della particolare fauna, autoctona e non, che li abita, tra cui il babbuino gelada e lo stambecco etiope.

Un’altra città mitica e leggendaria dell’Etiopia, tappa irrinunciabile lungo la rotta storica, è Aksum. Su questa città sono sospese le più significative leggende e i più grandi enigmi della storia non solo del paese, ma dell’intero mondo cristiano. Che sia vero o meno che qui visse la Regina di Saba e che qui è conservata l’Arca dell’Alleanza che Mosé porto’ con se dal Monte Sinai, la città è la testimonianza tangibile di antiche civiltà, dichiarata non a caso Patrimonio Unesco. Tra i tesori conservati ad Aksum sono le sue famose stele, i ruderi dei palazzi antichi, i bagni della Regina di Saba e le numerose tombe e chiese. La sua storia millenaria ne fa uno dei siti più importanti dell’Africa Nera e i crocevia dei suoi fiorenti commerci non si sono mai spenti nei secoli.

Uno dei siti religiosi più venerati dagli etiopi è Debre Damo, probabilmente contemporaneo al periodo axumita. La sua posizione incredibile sulla sommità di un picco circondato da dirupi, ne fanno un eremo inacessibile, contribuendo a circondare il sito di un alone di mistero e leggenda.

Nel Tigrai anche Negash come Aksum, nasconde un passato ricco di storia e leggende. Fu qui che i primi musulmani giunti in Etiopia sotto direttive dello stesso Maometto, si insediarono, ivi compresa la figlia del profeta. La prima moschea risalente al VI secolo è stata distrutta e oggi al suo posto sorge una piccola moschea, luogo di pellegrinaggio per tutti i musulmani di Etiopia e considerato il secondo posto, dopo La Mecca, per sacralità.

Addentrandosi nel Tigrai settentrionale, il paesaggio fiabesco è caratterizzato da bizzarre conformazione rocciose a forma di guglie che nascondono dei tesori di arte sacra di inestimabile valore e bellezza. Si tratta di circa 120 chiese costruite nei punti più inacessibili, alcune delle quali potrebbero essere anteriori a quelle di Lalibela. Raggiungerle equivale all’affrontare un vero e proprio trekking, con scalate e arrampicate in punti da far venire le vertigini al più esperto scalatore. Queste chiese semimonolitiche sono rimaste nascoste per secoli e riuscire a raggiungerle darà lo stesso brivido che probabilmente darebbe il raggiungere la luna. Tra le tante probabilmente la più bella di tutto il Tigrai è la chiesa di Abraha Atsbeha, risalente al X secolo. Si presenta come un blocco semimonolitico di grandi dimensioni, con pianta a croce, pilastri cruciformi, arricchita di affreschi del XVII secolo e capitelli a gradini.

Abuna Yemata è invece quella che regala la posizione più suggestiva, a picco su una parete rocciosa, raggiungibile con 50 minuti di scarpinata di cui l’ultimo tratto puo’ risultare estremamente pericoloso. La sua edificazione in un punto cosi impervio e irragiungibile hanno contribuito al diffondersi di storie e leggende riguardo alla sua fondazione, che è ancora oggi avvolta da un alone di magia soprannaturale.