Etnie

Il nome Sudan deriva dall’arabo “bilad as-sudan”, che significa “il paese dei neri”. Il Sudan è in effetti il paese africano in cui la cultura araba si incontra e si fonde con quella subsahariana.

Con una popolazione di 30.894.000 di abitanti il Sudan è per lo più abitato da genti dalla forte identità araba, ma il cui mosaico di etnie in realtà si è formato dal melange di tre ceppi principali, quello nilotico, camito e semitico.

Il 70% della popolazione è formato da Baggara (gli arabi del Sudan), originariamente allevatori e carovanieri.

I Beja vivono soprattutto nella regione a orientale che si affaccia sul Mar Rosso.

I Fellata, di origine peuhl occidentale, si sono stanziati in Sudan grazie all’originaria pratica nomade.

I Fur, che popolano soprattutto il Darfur.

I Nuba, i coltivatori della regione dei Monti Nuba.

I Nubiani, l’etnia più rappresentativa del popolo nubiano, non in percentuale, bensi per la sua storia che coincide con quella dell’antico Regno kushita. Vivono nelle terre del Deserto Nubiano, lungo le Valli del Nilo, a nord-est del Sudan.

Gli Shaigiya, sono un popolo di sangue misto arabo e nubiano, che vivono soprattutto nella zona tra Dongola e Kurti, nel deserto di Bayuda.

Lingue

La lingua ufficiale è l’arabo sudanese, e l’inglese quale lingua straniera. Tra le lingue locali le più diffuse sono il bejà e il fur.

Religione

Se in Sudan fu la religione cristiana la prima a diffondersi, oggi il Sudan è pressoché totalmente musulmano e regolato dalla sharija.

Costumi e Società

In Sudan vige la legge della sharija, la legge coranica adottata dal governo. Questo potrebbe farlo apparire agli occhi occidentali, come un paese ostile. In realtà si tratta di una delle popolazioni più ospitali e accoglienti del mondo e la limitazione della legge coranica non impedisce a Khartum di essere una capitale relativamente all’avanguardia.

La scuola è obbligatoria fino ai 13 anni e quelle che un tempo erano le khalwa, le scuole religiose sufite, sono progressivamente diventate scuole pubbliche generaliste.

Anche il servizio militare è obbligatorio, sia per gli uomini che per le donne, seppur con compiti differenti.

La condizione della donna è in lento miglioramento, anche se è proprio a danno del mondo femminile che si lamentano alcune violazioni dei diritti dell’uomo.

Un caso per tutti, nel 2009 una giornalista sudanese, venne perseguita dalla legge perchè si presento’ in un ristorante di Khartoum con dei pantaloni troppi stretti.

In ogni caso la sharija che vige in Sudan, al contrario di altri stati che utilizzano la legge coranica, lascia alle donne il diritto di guidare mezzi, votare e chiedere il divorzio. Inoltre il velo integrale non è obbligatorio.

Severamente punita dalla legge coranica, prevedendo anche la pena di morte, è l’omosessualità.

Gli eventi principali che fanno la coesione sociale, tanto nelle città quanto nelle zone rurali, sono i matrimoni. Giorni e giorni di celebrazioni e banchetti, in cui vengono spesi molti soldi, senza contare la dote obbligatoria che un uomo deve versare alla famiglia della sposa. Per questo motivo le nuove generazioni sono sempre più restie allo sposarsi. Se nelle campagne è ancora diffuso il matrimonio forzato, in particolare tra cugini, nelle città la libertà di scelta sta prendendo sempre più piede e la poligamia ammessa dal Corano, sempre più accantonata.

Per un sudanese ospitare uno straniero è un vero e proprio onore. Ovunque si andrà, anche nel punto più isolato e desertico, verrà offerto del thé (ricordiamo che l’alcool è vietato) e le porte delle case, di cui quelle nubiane splendidamente decorate, saranno sempre aperte.