Etnie

L’Africa dell’Ovest è la terra che annovera il maggior numero di popoli, racchiusi entro confini nazionali meramente geo-politici. Per esempio il popolo Peulh è presente in quasi tutti i paesi dell’Africa Occidentale o i tuareg vivono nelle zone desertiche e si spostano tra un confine e l’altro.

All’interno di ogni stato, anche il più piccolo, convivono almeno da 20 a 200 etnie differenti, ciascuna con le proprie tradizioni, cultura e lingua. Questo fa dell’Africa occidentale il paese più ricco di culture al mondo. Elencare e spiegare tutte le etnie presenti in questa parte di Africa è praticamente impossibile, quindi ci limiteremo a indicarne le principali:

Gli Ashanti, sono un popolo che abita la parte meridionale del Ghana. In passato commerciarono in oro e cacao, ma oggi sono soprattutto famosi per l’artigianato di stoffe, gioielli e legno intagliato.

I Bobo, vivono nel Burkina Faso occidentale, nei dintorni di Bobo-Dioulasso e in alcune zone del Mali. Famosi per la varietà di maschere tradizionali, tra le più note sono quella a forma di farfalla che misurano anche un metro e mezzo in orizzontale, dipinte di rosso, bianco e nero.

Gli Ewe del Ghana e del Togo, sono rinomati per essere un popolo di gran lavoratori, per la loro pulizia e istruzione e una grande spiritualità.

I Fula o Peulh, sono alti e longilinei e abitano in una vasta zona dal Senegal fino al Camerun. Le etnie toukouleur, i wolof senegalesi e i fulbe jeeri della Mauritania sono tutti di discendenza fula. Un tempo erano allevatori nomadi, mentre oggi si sono in maggioranza stanziati in varie zone e a seconda dei periodi, alternano brevi transumanze alla ricerca di pascoli migliori per il bestiame.

Gli Hausa si dividono tra la Nigeria, dove costituiscono la maggioranza della popolazione e il Niger. Hanno una cultura e delle tradizioni fortemente influenzate dalla religione islamica, che permea tutte le loro forme sociali. Nelle zone rurali sono dediti soprattutto alla coltivazione di arachidi e nell’artigianato sono famosi per i tessuti tinti con l’indaco.

I Lobi sono una popolazione del Burkina Faso sud-occidentale, del Ghana e della Costad’Avorio settentrionale. Sono fortemente attaccati alle proprie tradizioni e vivono in piccole costruzioni di fango simili a fortezze. Famosi per le loro sculture di legno che raffigurano antenati e divinità.

I Malinké, fanno parte del più ampio gruppo dei Mandée si ritiene che le loro origini risalgano addirittura a 4000 anni fa. Oggi vivono nel Mali meridionale, nella Guinea settentrionale, in Costa d’Avorio, Senegal e Gambia. Popolo di cacciatori e guerrieri, nel XIII secolo fondarono uno dei più potenti imperi dell’Africa, l’Impero del Mali. Pur essendosi convertiti all’Islam nel corso dei secoli, le loro tradizioni e i loro rituali sono ancora legati alla religione e credenze ancestrali animiste.

I Mossi, concentrati sull’altipiano centrale di Ouagadougou, costituiscono la maggioranza etnica del Burkina Faso. Possiedono rigide gerarchie sociali e sono molto legati alla loro religione tradizionale e alle ritualità animiste. Nel campo dell’artigianato la loro maschera più nota è quella a forma di antilope, bianca e rossa, alta fino a due metri.

I Senoufo, vivono tra il Mali, il Burkina Faso e la Costa d’Avorio. Sono esperti agricoltori e possiedono un gran rispetto per il mondo animale, cui sono dedicate la maggior parte delle loro danze e delle loro maschere, che servono per entrare in contatto con le divinità e scacciare gli spiriti maligni.

I Songhay vivono soprattutto in Niger e in Mali a nord, tra Timbuktu e Gao. Non si hanno dati certi sulla loro origine, ma probabilmente sono discendenti di popolazioni nilo-sahariane. Sono molto legati alla etnia tuareg con cui convivono nelle zone desertiche e pur essendo musulmani hanno mantenuto alcuni forti legami con la stregoneria ancestrale.

I Tuareg, gli uomini del deserto, sono una popolazione che discende dai berberi dell’Africa settentrionale. Originariamente nomadi, si spostavano a dorso di cammello lungo le dune del Sahara, tra Mauritania, Sudan, Mali e Algeria. Oggi in conseguenza della siccità molti di loro si sono stanziati vicino alle grandi città delle zone desertiche. Sono organizzati in rigide gerarchie sociali, fatte di caste che vanno dai nobili agli schiavi (nonostante la schiavitù sia stata abolita, privatamente è ancora in vigore) e il loro abbigliamento tradizionale, con i tipici turbanti blu, è sia dipendente da fattori climatici, per ripararsi dalla sabbia desertica, sia dal costume sociale, essendo disdicevole mostrare il proprio volto ad un tuareg di casta superiore. La loro arte orafa è raffinata, sia per i monili in argento che per le impugnature delle spade. Il motivo decorativo prediletto è la croce di Agadez, che oltre ad essere un porta fortuna, vengono anche usate come moneta di scambio.

I Wolof, vivono prevalentemente in Senegal, di religione musulmana, sono tuttavia ancora legati ad alcune forme di superstizione e credenze ancestrali. La loro gerarchia sociale è piuttosto rigida e all’interno delle caste vengono tramandati i mestieri di generazione in generazione e ne determinano il livello sociale.

Gli Yoruba, vivono tra la Nigeria e il Benin, sono una popolazione fortemente legata alle gerarchie e alle tradizioni. Stanziati nei centri urbani sono dediti al commercio e vivono in quartieri divisi in grandi case abitate da famiglie allargate. Famosi sono i loro bronzi e lo sfoggio dei loro gioielli durante le cerimonie tradizionali.

I Berberi o Amazigh, sono tutte quelle popolazioni autoctone del Nordafrica che parlano la lingua berbera (tamazight). Si concentrano soprattutto nelle zone desertiche del Sahara e sono numerosi in Marocco, Algeria e Tunisia, oltre che in Mali (Touareg) e in Mauritania; I berberi marocchini sono particolarmente noti per la depigmentazione della loro pelle che gli conferisce un aspetto simile alle etnie europee, spesso con occhi chiari e capelli rossicci.

Lingue

Se le etnie sono numerose nell’Africa Occidentale, ancora più lo sono le lingue e i dialetti, di cui se ne possono trovare una grande varietà anche all’interno di una stessa etnia.

La sola Nigeria parla circa 350 lingue e dialetti diversi, mentre la Guinea-Bissau circa 20 su una popolazione di appena 1.000.000 di abitanti. In linea di massima a correre in soccorso nelle incomprensioni linguistiche inevitabili con una tale concentrazione di idiomi differenti, è quella ufficiale del paese, introdotta durante la colonizzazione, oppure la lingua del gruppo etnico di maggioranza in ciascun paese, di cui tutti conoscono alcuni rudimenti.

Paesi di lingua francese

Burkina Faso (principali lingue locali: dioula, fon, hausa, moré, senoufo)

Benin (principali lingue locali: fon, hausa, yoruba)

Guinea (principali lingue locali: fula, malinké, susu)

Mauritania (l’arabo è la lingua ufficiale ma il francese è ancora di uso comune; le altre lingue locali più diffuse sono: dioula, fula, hassaniya, wolof)

Marocco (l’arabo é la lingua ufficiale ma il francese é ancora di uso comune, la principale lingua locale é il berbero/tamazight)
Niger (principali lingue locali: djerma, fon, hausa, tamashek)

Senegal (principali lingue locali: crioulo, diola, fula, malinké, mandinka, wolof)

Togo (principali lingue locali: ewe, fon, kabyé, mina)

Paesi di lingua inglese

Gambia (principali lingue locali: diola, mandinka, wolof)

Ghana (principali lingue locali: ewe, ga, hausa, twi)

Paesi di lingua portoghese

Guinea Bissau (principali lingue locali: crioulo)

Religione

In generale la metà della popolazione dell’Africa Occidentale è di religione musulmana, soprattutto nei paesi interni della zona del Sahel, mentre lungo la costa vi è una buona percentuale di cristiani.

Prima dell’arrivo dell’Islam e del Cristianesimo, ogni tribù seguiva i propri culti ancestrali, basati sulla religione animista. Oggi queste credenze tradizionali continuano a rivestire una grande importanza, soprattutto nelle zone rurali e anche in aeree dove la conversione all’Islam risale a parecchi secoli fa.

In Burkina Faso il 50% della popolazione é di fede musulmana, il 30% cristiana e la restante animista.

In Benin il 65% segue le tradizionali spiritualità animiste, il 17% sono cattolici, il 15% musulmani e il 3% protestanti.

Nella Guinea l’85% sono musulmani, il 10% cristiani e il restante animisti.

Il Senegal è per il 92% di fede musulmana, il 6% sono cristiani e il resto animisti

In Togo il 51% è di fede animista, il 29% è cristiana, di cui 21% cattolici e il 8% protestanti, il resto della popolazione è musulmana.

In Ghana la metà della popolazione è cristiana, ma non rinuncia alla ritualità animista. Il 35% è musulmana e il 13% segue esclusivamente l’animismo.

La Mauritania è una repubblica islamica. Esiste una piccolissima percentuale di cattolici e ebrei.
In Marocco quasi tutta la popolazione segue l’Islam e solo 60.000 individui sono cristiani e 20.000 ebrei. Tuttavia la legislazione è laica, non proibendo le bevande alcoliche e promulgando il codice di diritto di famiglia che tutela le donne, altrimenti penalizzate dalla legislazione islamica.
In Niger il 90% della popolazione è di religione musulmana, il rimanente cristiani e animisti.

In Guinea Bissau, il 50 % della popolazione è animista, il 20% è cristiano, il rimanente musulmano.

Costumi e Società

Per quasi tutti i paesi dell’Africa Occidentale, alla base della società c’è la famiglia e l’appartenenza etnica. Ciononostante anche l’identità nazionale è profondamente sentita e all’interno dei confini geografici di uno stato, numerosi popoli con tradizioni e lingue diverse, convivono pacificamente, salvo qualche eccezione.

In linea generale, in tutta l’Africa occidentale, soprattutto tra gruppi etnici di religione musulmana o animista, le tradizioni sono molto sentite e l’etichetta profondamente rispettata.

E’ bene che un viaggiatore cerchi di conoscere a fondo la cultura e i costumi del popolo che lo ospita e che abbia rispetto delle tradizioni di popoli a così forte identità.

Essendo popoli in prevalenza musulmani, sarà bene per il viaggiatore rispettare il senso del pudore locale, evitando ostentazioni di qualsiasi tipo, abbigliamenti troppo eccentrici e di bere l’alcol per strada. Sono popoli molto ospitali e cordiali e sarà bene ricambiare con altrettanta gentilezza e rispetto.

Il semplice gesto di saluto ricopre un’importanza quasi rituale e rivolgersi in maniera diretta ad una persona senza averla prima salutata è considerata un gran scortesia. Il saluto tra due persone, soprattutto nei villaggi dove le tradizioni sono ancora molto radicate, può durare anche svariati minuti, in cui ciascuna delle due parti avrà premura di informarsi dello stato di salute dell’intera famiglia e dell’attività lavorativa del proprio interlocutore e la risposta sarà sempre positiva.

Se intendete visitare le zone rurali, dove le tradizioni animiste sono ancora molto seguite, sarà bene avvalersi di una guida locale, sia per la questione pratica di raggiungere posti remoti e non indicati da segnaletica stradale, sia per una questione di rispetto. La guida farà da tramite tra la vostra cultura e quella dei locali, permettendo un avvicinamento più rispettoso e costruttivo, evitandovi magari delle gravi mancanze di rispetto, come la profanazione involontaria dei siti sacri per gli animisti. Vi indicherà la maniera con cui rapportarsi a un capovillaggio e alla popolazione in genere, ma sarà anche sua premura di tutelare voi da eventuali insistenze per esempio dei bambini, che vi circonderanno chiedendovi bonbon, cadeau, argent.

Se intendete fotografare la popolazione, é questione di buona educazione (il senso della privacy va al di là delle diversità culturali) chiedere sempre il permesso, ricordandovi che anche a voi darebbe fastidio essere immortalati senza permesso da uno sconosciuto, mentre camminate per le strade della vostra città o peggio ancora dentro casa vostra mentre guardate la televisione. Nel caso in cui il permesso vi verrà negato o vi verrà chiesto un compenso in cambio dell’immagine, forse vuol dire che il vostro approccio é stato troppo diretto e inopportuno. In ogni caso avrete comunque a disposizione tante altre attrattive naturalistiche, faunistiche e culturali da immortalare e non vi mancheranno certo le occasioni per sbizzarrirvi con la vostra macchina fotografica. Non dimenticate mai che é severamente vietato fotografare i punti strategici e di importanza militare o uomini delle forze dell’ordine.

Se l’ospitalità è un dono e un’arte, i popoli dell’Africa Occidentale ne sono sicuramente dei maestri. Non vi sarà occasione migliore per conoscere a fondo le usanze e i popoli, che ricevere un invito a cena presso una famiglia o meglio ancora a un matrimonio. In entrambe i casi avrete la possibilità di entrare genuinamente in contatto con le realtà quotidiane e tradizionali locali e sperimentare di persona la proverbiale ospitalità e giovialità di questi popoli, che sembra essere inversamente proporzionale ai mezzi materiali di cui dispongono. Forse inizialmente rimarreti perplessi dal dover condividere un unico piatto di portata con tutti gli altri membri della famiglia, da cui ognuno attingerà con la mano destra (la sinistra serve per il lavaggio del corpo), ma poi questa pratica vi metterà ancor più a vostro agio con persone appena conosciute e vi farà sentire ancor più il senso di comunione. Ovunque andrete vi verrà offerto il tè locale, che viene preparato seguendo un rituale specifico e servito in maniera cerimoniosa, dall’alto in piccoli bicchierini di vetro.