Maschera Goly, Costa d'Avorio

© Leonardo F. Paoluzzi

Nessuna terra è più impregnata di animismo della Costa d’Avorio.

Se gli spiriti degli antenati dovessero manifestarsi, sicuramente lo farebbero in questa grande nazione dai molteplici volti, riflessi in una varietà etnografica, morfologica e paesaggistica che non ha eguali in tutta l’Africa dell’Ovest.

Piantagioni di cacao e foreste lussureggianti, aride savane e spiagge paradisiache, villaggi tradizionali, architetture classicheggianti, vestigia coloniali e metropoli cosmopolite, sono i tratti distintivi di un affascinante Paese dalle mille sfaccettature. Un panorama variegato e policromo, in cui la dimensione spirituale è preponderante e si manifesta in una molteplicità di riti ancestrali e danze iniziatiche accompagnate dal rimo incalzante degli strumenti tradizionali. Protagoniste assolute sono le maschere, custodi della tradizione e potenti intermediarie tra il tangibile e l’occulto.

Dalle evoluzioni degli “uomini pantera” presso i Senoufo, ai ponti di liane e gli spiriti sui trampoli tra i Dan, alle danze ipnotiche delle sacerdotesse Komian nel regno di Agni, ai passi ritmati delle maschere Goly dei Baulè, tutto in Costa D’avorio rimanda ai segreti degli spiriti ancestrali, ed qui che più che altrove si può percepire il ritmo pulsante dell’Africa Nera.

La Terra e gli uomini

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